Al momento di acquisto di una casa, quattro clienti su dieci scelgono il tasso variabile. Secondo dati diffusi da MutuiOnline, alla fine del 2008 erano la metà. I ricercatori hanno calcolato quale sarebbe stato il tasso più conveniente per 20 prestiti stipulati dal 1990 al 2009.
Il risultato è che in 18 casi su 20 il mutuo a tasso fisso è risultato più costoso di quello a tasso variabile. Ciò significa che chi lo ha scelto ha pagato più interessi. Il tasso variabile non è sempre stato più leggera di quello fisso, con la sola eccezione dei mutui iniziati tra il 2004 e il 2007, dove solo in due casi su quattro la convenienza del variabile si è assottigliata, mentre negli altri due casi il fisso è risultato leggermente meno costoso.
La spiegazione di questa variazione risiede nella curva degli interessi: da giugno 2003 alla fine del 2005 il tasso fissato dalla Bce è rimasto al 2%, basso e costante, poi dicembre 2005 a giugno del 2007 è stato portato improvvisamente al 4 per cento. Ed è proprio in questo brusco aumento che ha favorito il fisso ai danni del variabile.
In questo contesto va anche sottolineata la situazione mutevole dei mercati. Se, infatti, prima del 2000 i mutui erano fenomeno poco diffuso, nel 2008 l'indebitamento delle famiglie per l'acquisto di abitazioni è arrivato al 19,9% del Pil.
In base a queste osservazioni, è bene precisare che chi stipula un mutuo a tasso variabile di lunga durata dovrebbe considerare un incremento di almeno 2-3 punti percentuali. Qualunque sia la propria scelta, è oggi facile decidere per il proprio mutuo, quello che cioè meglio possa rispondere alle proprie esigenze, grazie anche alla nuova possibilità offerta di correggerne le caratteristiche.
Autore:
Marianna Quatraro