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Pensioni: di quale valore medio saranno tra il 2010 e il 2050 rispetto ad ultimo stipendio?

Lavoreremo di più ma saremo più poveri: i dati sulle pensioni del futuro.



Vivremo di più, lavoreremo di più e saremo più produttivi, sono questi i motivi per cui il tanto temuto sistema previdenziale non subirà nessun tracollo. Osservando le linee della demografia, del Pil, dell'occupazione e della durata e qualità del lavoro un corposo studio voluto ed elaborato dal Cnel e dal Cer spiega come sarà la previdenza da ora al 2050.

A partire dalla la tenuta dei conti che, si prevede, dovrebbe restare salda. Messa, infatti, in rapporto con il Pil continuerà a crescere fino al 2010, ma poi si assesterà fra il 13,6 e il 14%. Ciò sarà possibile non solo grazie al fatto che lavoreremo e produrremo di più, ma soprattutto perché l'assegno previdenziale sarà decisamente più basso se riferito all'ultimo stipendio percepito.

Perché? Il risultato è semplice se si considera che chi va oggi in pensione si avvale del 67% dello stipendio, se si avvale a ppieno del sistema retributivo, chi, invece, lascerà il lavoro fra il 2020 e il 2030 avrà un assegno del 62% dell'ultima retribuzione. E chi andrà in pensione nel decennio successivo partirà da una base del 55%, mentre chi lascerà il lavoro fra il 2040 e il 2050 solo del 48. Ed ecco che le cifre si riducono notevolmente.

Il tutto scaturisce, tra l’altro, dal fatto che i giovani che cominciano a lavorare, nonostante forse in pensione non andranno mai, dovranno aspettare per andare in pensione 5 anni in più dei genitori per avere lo stesso livello di vita. Per compensare, infatti, il calo del tasso di sostituzione della pensione nel 2045 (dal 66,5% attuale al 48,4% dello stipendio per gli uomini dipendenti del settore privato e dal 54,2% al 36,5% per le donne) sarà necessario lavorare molto più a lungo.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il