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Dove investire nel secondo semestre del 2009 in azioni? Aziende, settori e nazioni consigliati

dove e come investire in questo periodo di transizione mentre si auspica l'uscita dalla crisi?



Mentre il presidente degli Stati Uniti Obama, rivolgendosi ad una platea di ascoltatori, assicura che “Il peggio è passato e stiamo uscendo dal baratro di questa profonda crisi economica”, mentre gli economisti americani assicurano che per uscire da questa crisi definitivamente bisognerà attende ancora solo fino alla fine di quest’anno per poi iniziare nel prossimo 2010 una ripresa, se pure ‘lenta e caotica’, gli investitori continuano a preoccuparsi circa i loro movimenti sul mercato.

Dove e su cosa conviene investire attualmente? Considerando che le certezze che possono essere garantite sono poche, oggi sembra che la voglia di investire ci sia in tutti ma ognuno preferisce rivolgersi a settori diversi. L’attenzione maggiore viene riservata agli Stati Uniti: secondo gli operatiri, li è scoppiata la tempesta e li finirà.

Negli Usa sono concentrati sui risultati degli stress test condotti sulla solidità delle banche, non fosse altro perché sono state le prime e più colpite dallo scoppio della bolla dei suprime. In Europa la Bce ha tagliato i tassi dall’1,25% all’1% e portato il costo del denaro al minimo storico dal 1999, mentre in Borsa, gli operatori tengono d’occhio le trimestrali che stanno mandano segnali non sempre rassicuranti. Mentre Danone ha annunciato un calo dei guadagni del 2,3% nel primo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2008, il colosso Unilever ha annunciato utili in discesa del 45% rispetto agli 1,3 miliardi dei primi tre mesi dell’anno scorso.

In Asia la situazione è piuttosto disomogenea: nel Paese del Sol levante, i dati che portano una ventata di ottimismo fra gli operatori riguardano un surplus nelle partite correnti che, a marzo è stato di 15,3 miliardi di dollari, dopo i minimi storici toccati a gennaio. Ciò significa che il Paese sta esportando di più di quello che importa e questo è un elemento chiave per la salute di un’economia che vive quasi esclusivamente sulla domanda estera.

Va meglio in Cina dove l’ammontare degli investimenti esteri (escluso il comparto finanziario) nel 2008 è cresciuto del 23,6%, arrivando a 92,4 miliardi di dollari. Di questi, più di 38 miliardi sono andati ai servizi (il 24,2% in più rispetto al 2007).

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il