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Centrali nucleari in Italia: blocco della legge in Senato. Costano troppo?

Bocciata la proposta centrali nuclerai in Italia. I motivi



Dopo l’approvazione di Camera e Senato al decreto della finanziaria che dava adito al ritorno al nucleare in Italia, la stessa proposta è stata bocciata del ministero del Tesoro durante l’ultimo passaggio formale alla Camera, che non ha gradito le 34 novità introdotte nel ddl sviluppo durante il passaggio in Senato. Il ministero ha così richiesto la soppressione di ben 18 norme che, secondo quanto osservato, “metterebbero a rischio l’equilibrio economico dell’intero provvedimento sul nucleare”.

Il possibile rincaro dell’energia per i consumatori finali è stato il cosiddetto pomo d’adamo. Ma la questione si articola in maniera più complessa e nel mirino sono finiti: il comma 3 dell’articolo 26 sul nucleare, che prevede di reperire 100 milioni dalla componente tariffaria a2 sul prezzo dell’energia elettrica, e questo secondo via xx settembre è in contrasto con l’orientamento del governo in tema di contenimento delle tariffe, in funzione anticriisi; il comma 4 dell’articolo 36 che autorizza lo sviluppo economico a utilizzare consulenti esterni; e l’articolo 32 comma 6 che prevede un aumento di costi delle bollette sul quale il ministero esprime la propria contrarietà soprattutto alla luce dell’attuale contesto economico-finanziario.

La bocciatura deriva anche da una mancata copertura di un progetto di costruzione delle centrali che per il nostro Paese non solo richiederà decenni, ma tra un ritardo e l’altro andrebbero costruite centrali che sarebbero vecchie sin dalla loro costruzione rispetto ad un progresso tecnologico che avanza decisamente più velocemente. A ciò si aggiungono i siti scelti in Italia dove far sorgere le centrali e che non sembrano idonei.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il