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Pil italiano ritornerà a quello del 2001. E forte rischio di chiusura per le Pmi

Crisi economica nelle Pmi: le difficoltà



Nel 2010 si avrà un prodotto lordo pro-capite inferiore a quello del 2001: avremo perso dieci anni di crescita economica e i maggiori centri di ricerca nazionali e delle istituzioni sopranazionali collocano la dinamica del prodotto lordo italiano molto al di sotto di quella dei Paesi teoricamente più in difficoltà. L’allarme arriva dal Rapporto sul Terziario di Confcommercio.

Nel Rapporto si legge che l’Italia “con le sue banche meno esposte ai titoli tossici e il suo stato sociale e solidale che non lascia indietro nessuno, con la sua struttura produttiva ancora sbilanciata sul fare dell'industria manifatturiera, con i suoi distretti e le sue reti di piccole e medie imprese, con le sue famiglie poco indebitate si posizionerà a 94,8, cioè peggio dei Paese responsabili della finanza creativa, dei titoli tossici e della rinuncia all'economia della manifattura e dell'agricoltura per puntare tutto sui servizi.

Peggio dei Paesi dei consumi a debito, insomma, e di quelli delle bolle immobiliari”. A testimoniare, in maniera concreta, il momento di crisi descritto basti pensare che circa il 40% delle Pmi in Sardegna rischia la chiusura o comunque di entrare in un ciclo di attività economica sommersa.

Per scongiurare ulteriori crisi e licenziamenti, le Pmi attendono una politica del credito da parte delle istituzioni, di un'accelerazione della spesa pubblica per il sostegno, gli incentivi e i programmi di sviluppo locale e settoriale, oltre ad un'abbattimento della pressione fiscale.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il