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Studi di settore 2008-2009: i nuovi modelli per quali aziende e professionisti sono migliorativi?

Correttivi per gli studi di settore: i risultati.



Forte incremento delle materie prime e minor propensione ai consumi: il 2008 è stato un anno negativo per l’economia mondiale e il 2009 si avvia a seguire la stessa scia.

Gli studi di settore, quell’insieme di parametri economico-statistici con i quali si determinano i ricavi considerati accettabili, devono riflettere la crisi economica in atto e perché ciò avvenga sono stati varati alcuni correttivi che abbassano le pretese erariali.

Giuseppe Bortolussi, segretario generale della Cgia di Mestre ha spiegato che “I correttivi sono un fatto positivo ma non hanno centrato l'obiettivo. La crisi è stata più grave: si pagheranno maggiori tasse, a fronte di minori guadagni. Tra le aziende sta prevalendo la linea di non adeguarsi automaticamente agli studi e aspettare l'accertamento”. 

Un esempio di correttivo? Basti pensare ad un'impresa che produce motori elettrici (2 soci e 2 dipendenti). Le spese-base sono state considerate stabili, mentre sono variati i ricavi e i costi delle materie prime. Come si può vedere nel 2007 l'impresa era in linea con le aspettative del Fisco. Nel 2008, invece, sta sotto la linea di galleggiamento.

Ma, grazie a due tipi di correttivi, il primo relativo alle materie prime, il secondo alla diminuzione dei ricavi, la partita si chiude bene, senza necessità di adeguamento. Artigiani, esercizi commerciali e liberi professionisti: per loro i correttivi sono stati migliorativi ma a pagare il conto più salato sono stati gli idraulici e coloro impegnati nei settori meccanici.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il