Donne in pensione più tardi con maggiori anni, ma meno tasse sullo stipendio

Detassazione selettiva dei redditi di lavoro femminile: la nuova proposta pensionistica per le donne



Andranno in pensione più tardi ma peseranno meno tasse sui loro stipendi. Dopo le ultime diatribe sull’innalzamento dell’età pensionabile delle donne, che arriverà a 65 anni esattamente come per gli uomini, ora punto di discussione è un altro.

Se il principio per cui le donne avevano la possibilità di andare prima in pensione era che, a differenza dei mariti, venivano gravate anche in casa di lavori informali (quali quello di occuparsi di casa e figli), cosa che la maggior parte degli uomini non faceva, oggi perché vadano in pensione più tardi viene proposta (come per una sorta di bilanciamento) una detassazione selettiva dei redditi di lavoro femminile, per produrre quell’aumento dell’occupazione regolare delle donne che l’Unione Europea ci chiede.

Oggi su uno stipendio mensile di mille euro gravano 110 euro di imposta. Ridurre quei 110 euro a 10 per le retribuzioni delle donne costerebbe allo Stato circa 4 miliardi l’anno. Ma in parte questa misura si ripagherebbe da sola, per effetto dell’allargamento della base produttiva: domanda e offerta di lavoro femminile sono, infatti, molto più elastiche rispetto al lavoro maschile, quindi risponderebbero bene all’incentivo.

Quando in famiglia ci sarà un reddito tassato maggiormente rispetto all'altro, sarà più semplice che a essere sacrificato parzialmente con la richiesta di congedo parentale sia quello tassato di più. Per la copertura finanziaria di questa misura fiscale basterebbe il 5 per cento dei 70 miliardi che lo Stato spende ogni anno per l’equilibrio del bilancio pensionistico. Non c’è che dire, la proposta se accettata produrrebbe solo risultati positivi.

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di Marianna Quatraro Fonte: pubblicato il