Dagospia, condanna salatissima per diffamazione

DIFFAMARE costa caro, anche in Rete. Almeno a sentire il tribunale di Roma, che ieri ha emesso una sentenza di condanna a carico di Roberto D'Agostino.



DIFFAMARE costa caro, anche in Rete. Almeno a sentire il tribunale di Roma, che ieri ha emesso una sentenza di condanna a carico di Roberto D'Agostino.

Il creatore di Dagospia, nel lontano '93, mise gli occhi su una foto che riprendeva una donna molto simile ad Ela Weber mantre baciava appassionatamente un'altra donna. La foto, pur senza didascalia, lo portò ad esclamare: «Ma questa è Ela Weber!». Il resto è presto detto: pubblicazione della foto, con tanto di titolo hard: "Playman - Playlesbo. Ela Ela trallallà: quando la Weber non aveva ancora le tette e giocava ancora con le bambole".

Ma il soggetto di sesso femminile protagonista della foto era stato confuso con una sosia. Ecco quindi nascere un contenzioso di ardua risoluzione, in quanto frutto di valutazioni sia giuridiche, sia legate alle logiche di funzionamento del mondo dello spettacolo, sia alla sensibilità della protagonista della storia. Infatti, la donna accusa di aver vissuto in prima persona le conseguenze del fatto, e tra i motivi della sua richiesta di risarcimento figurano sia i mancati rinnovi di contratto a Domenica In, seguiti alla pubblicazione della foto, sia il danno esistenziale generato alla sua persona: la Weber avrebbe infatti smesso di frequentare amici e salotti mondani, e persino smesso di provvedere personalmente alle faccende di casa.

Nel contraddittorio non sono mancate le repliche di D'Agostino, che ha ammesso: «Ho sbagliato a non controllare la foto prima di pubblicarla. Sembravano due gocce d'acqua, lo giuro». Pronto comunque il suo ricorso in Cassazione, contro il pagamento di una cifra, a suo dire, spropositata rispetto al danno cagionato. Non si è verificata, tra i due ormai ex amici, la possibilità di risolvere con un accordo informale la faccenda. Anzi, il risarcimento originariamente chiesto dalla Weber era stato di 210.000 €, in cui era compreso il pagamento del danno per il mancato rinnovo di contratto, su cui il tribunale ha già appurato però la mancanza di prove. E D'Agostino incalza sul rimanente danno esistenziale: «In sostanza dobbiamo pagare 76.000 € perchè la Weber traumatizzata non è riuscita più a spolverare i mobili e lavare i pavimenti».

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Fonte: pubblicato il