BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Previsioni per settembre e aziende italiane: rischio licenziamenti, chiusure, ma anche rilancio

Alcune previsioni sulla situazione delle aziende italiane a settembre.



In settembre saranno più di 4.000 le aziende in crisi finanziaria, una situazione che porterà alla chiusura di 3.500 imprese artigiane tra Roma e provincia. La stima è della Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa. Segnali negativi provengono anche dalla Lombardia, dove la CIG (Cassa Integrazione Guadagni) ha segnato, nei primi 6 mesi del 2009, un aumento del 425% rispetto allo stesso periodo del 2008, con licenziamenti cresciuti del 73,8% se si considera anche il mese di luglio.

Confcommercio segnala che nel primo semestre dell’anno hanno già chiuso più di 36 mila imprese commerciali al dettaglio e avverte che in autunno molte altre potrebbero fare la stessa fine. Va tutto male, insomma? In realtà la situazione è più complessa.

Accanto alle aziende che chiudono, al ricorso alla cassa integrazione, al rischio di licenziamenti, ci sono realtà che non risentono della contrazione del mercato, come quella dell’assistenza e la cura degli animali domestici, che sono aumentate del 2,5%, e, soprattutto, ci sono piccole e medie imprese, negozianti al dettaglio, artigiani, che resistono e, anzi, rilanciano.

L’Ufficio studi di Confartigianato ha stilato una classifica delle attività anti-crisi, rilevando 37 settori in cui operano un terzo del totale delle aziende artigiane nei quali, da giugno 2008 a giugno 2009, si è registrato un tasso medio di sviluppo dell’1,9%. Fra i settori che rispondono meglio alla crisi, la green economy, il benessere fisico, l’assistenza alle persone, il tempo libero, la buona cucina. Ci sono imprenditori, inoltre, che hanno reinventato la loro attività, fornendo, per esempio, servizi personalizzati e a domicilio che possono fare la differenza.

Confartigianato, poi, lancia l’emergenza manodopera. Nel 2009 nelle PMI c’è posto per 94.670 dipendenti, ma il 32,5% è introvabile. Mancano all’appello falegnami, idraulici, sarti, fornai, ma anche informatici e addetti alla robotica.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marcello Tansini
pubblicato il