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Conti dei Comuni italiani pesantemente in rosso per colpa dei derivati. Le inchieste.

Debiti esorbitanti per alcuni Comuni italiani a causa dei derivati. I dati



Si stima intorno ai 27,2 miliardi di euro il debito complessivo dei Comuni con i prodotti derivati. Le Regioni italiane coinvolte sono 13 e ciascuno dei quasi venti milioni di cittadini finisce per avere un debito personale di 1.429 euro, mentre i Comuni che hanno contratti con le banche potenzialmente tossici sono 737. Oltre 40 le Province e 13 Regioni.

Due mesi fa il presidente della Corte dei conti, Tullio Lazzaro, ha spiegato che con l’introduzione dei derivati nella finanza locale si è registrato su una massa di debito di 5 miliardi un maggiore costo di 126 milioni.

Alla fine di luglio, poi, quando si è conclusa l’inchiesta della magistratura sui derivati stipulati dal Comune di Milano con quattro banche (Deutsche Bank, Ubs, Jp Morgan e Depfa), è emerso che il Comune del capoluogo lombardo ci abbia rimesso 100 milioni, mentre un’ottantina di milioni sarebbe costata alla Regione Lombardia di Roberto Formigoni un’operazione in derivati conclusa con Ubs Warburg e Merrill Lynch.

Per citare altri esempi, basti pensare che ben 62 Comuni veneti avrebbero già perso dieci milioni, mentre nei conti del Comune di Ariano Irpino potrebbe ballare un milioncino di euro a causa di un contratto con derivato rinegoziato nel 2004 con la Bnl. Altro caso negativo è la Regione Calabria che ha in essere nove contratti di derivati, che a metà ottobre 2008 avevano prodotto perdite teoriche di 57 milioni 143.897 euro e 93 centesimi.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il