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Crisi per aziende individuali e professionisti: alcuni mettono in cassaintegrazione la moglie

Gli effetti della crisi nelle aziende e le ripercussioni sulle famiglie



“Mi trovo a fronteggiare un calo del lavoro anche del 70% con gravi problemi di liquidità; ho chiesto un finanziamento da 50mila euro e mi è stato negato, da 6 dipendenti ora ne ho 4 e sono in ritardo con gli stipendi e i contributi. Sto entrando di nuovo all'inferno, ma combatterò fino alle fine per i miei dipendenti rimasti”.

Questa è solo una delle tante storie di disperazione nate dalla crisi economica, che si dice stia passando, che ha messo in ginocchio il mondo intero, costringendo, in alcuni casi, all’abbandono del lavoro, ai licenziamenti, alla sofferenza del ‘non sapere come reagire’. C’è chi per ridurre le spese è costretto a mettere in cassa integrazione la moglie, a tagliare il proprio stipendio, a chiudere senza avere alcuna alternativa.

“Sono stato costretto a chiedere la cassa integrazione per mia moglie, sostiene il titolare della Project five, azienda terzista produttrice di biancheria intima, e tra due mesi rischio di dover chiudere l'azienda, capirete bene che in famiglia saremo due disoccupati, ma solo uno avrà qualche misura di sostegno”.

Così, mentre qualcuno cerca di capire come fare per tirare avanti, qualcun altro emigra, come Davide, capofila di uno studio di ingegneria con 5 professionisti in partita Iva, operante nel risparmio energetico: “Fra anticipi fiscali e mancati pagamenti dei clienti non si guadagna neanche per mangiare. Mi sono trasferito in Svizzera e ho augurato buona fortuna ai miei colleghi”.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il