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Italiani spiati per 7 anni su Internet: siti web, e-mail, password, chat

Nonostante il gran parlare sul sicurezza sul web, non tutti i sistemi di controllo sembrano essere efficienti. La situazione



Siti e pagine web, password e mail, conversazioni in chat: italiani spiati dal 2001 al 2008. Nonostante si faccia un gran parlare di sicurezza sul web, non tutti i sistemi di controllo sembrano essere efficienti. Un’attività ispettiva del Garante ha accertato che tre importanti società di telefonia hanno conservato tutte le pagine visitate dai navigatori italiani su internet, comprese le interrogazioni ai motori di ricerca con il pretesto che bisognava tenersi pronti per rispondere alle richieste dell’autorità giudiziaria.

Ma che fine hanno fatto tutte le informazioni immagazzinate in quegli anni? A questa domanda, l’ingegner Cosimo Comella, dirigente del Garante per la protezione dei dati personali al seminario organizzato a Roma dal Pasion, un progetto sulla protezione dei dati finanziato dall’Unione Europea, ha così risposto: “Questo nessuno lo sa ma il vero problema è che noi italiani siamo rassegnati all’idea che internet sia intercettata e studiata in un modo che ci indignerebbe per qualsiasi altro mezzo”.

Il garante sostiene che i dati acquisiti, dopo la data del 2008, dovrebbero essere stati distrutti e non ha motivo di pensare che così non sia accaduto ma, di fatto, non c’è certezza. Resta, comunque, il problema della privacy, perchè come si è spiato una volta si può spiare ancora.

Il garante della privacy dinanzi all’ineluttabilità della tracciabilità sostiene che l’unica misura che possa essere richiamata sia quella dell’autocensura: “alla fine dovremmo essere noi i carcerieri di noi stessi, sorvegliarci affinchè non lo facciano altri e, se anche lo facessero, affinchè non trovino niente di compromettente”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il