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Iab Forum 2009: tante lamentele, richiesta fondi, mentre aumenta divario con nazioni Ue

Più incentivi all'editoria online e più investimenti per lo sviluppo della rete in discussione allo Iab Forum 2009



Lo stato non aiuta la diffusione della rete o, come ha detto qualcuno, “l’Italia non è un paese per internet”. In un paese in cui si discute di cancellazione Irap, in cui si aiutano industrie grandi e piccole, per la rete tutto è fermo.

E’ aperto da ieri lo Iab Forum 2009 di Milano, evento che ha attirato oltre settemila operatori e occasione in cui si è discusso e si continua a discutere oer tutta la giornata di oggi di innovazione, produttività e tecnologia a servizio dello sviluppo e della vita. Ma tante sono state le lamentele emerse nel corso della tavola rotonda che ha visto ’scontrarsi’ sul tema evoluzione della rete.

“Lo Iab, ha commentato Layla Pavone presidente Iab Italia,  ha dovuto ingaggiare una società di relazioni istituzionali per poter avere un rapporto con Roma. Non è l’industria internet e della pubblicità contro il governo, figuriamoci, è ancora e di nuovo un mugugno Milano-Internet contro Roma-politica, di ogni colore, che non si riesce mai a portare a un tavolo serio di impegni e discussioni”.

Tradotto significherebbe che lo stato italiano non sostiene lo sviluppo della rete, né si impegna, nonostante le tendenze evolutive lo richiedano. Ed è stata proprio la stessa Layla Pavone a chiedere ‘più incentivi all'editoria online e meno miopia governativa’. Dai dati emersi, infatti, Internet rappresenta nella nostra società contemporanea l'ago della bilancia, in grado di fare la differenza in un'Italia sia in termini socio-culturali che economici con 23 milioni di navigatori attivi, cioè il 43% della popolazione.

Con il passare della crisi che ha travolto l’economia è necessario smuovere la domanda, per riattivare consumi e produttività delle imprese e bisogna farlo puntando sui settori più dinamici, come contenuti web e Advertising online.

Sostenere economicamente l'editoria multimediale significherebbe, pertanto, investire in un segmento emergente ma dalle forti potenzialità a brevissimo termine che possono trasformarsi in una forte leva competitiva per l'industria italiana, sempre più felicemente contaminata dalle nuove tecnologie nonostante un drammatico gap infrastrutturale e culturale che tiene ancora lontane tante Pmi dall'arena competitiva.

Effettivamente l’Italia risulta notevolmente distante da altre nazione Ue che hanno, invece, deciso di investire per una crescita online. Basti pensare, per esempio, che il presidente francese, Nicolas Sarkozy, ha investito attraverso il fondo strategico Fsi 7,5 milioni sul portale Dailymotion (la risposta europea a You Tube) e ha usato i soldi stanziati contro la crisi economica, in totale due miliardi per le Pmi, per finanziare lo sviluppo di Internet, consapevole del fatto che le aziende ‘digitali’ siano tra le poche ad assumere giovani. In Italia, al contrario, si continuano a stanziare fondi promessi e mai arrivati e la fotografia che emerge è quella che rappresenta un paese ancora arretrato.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il