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Giovani e lavoro: uno su due ha uno stipendio di 800 euro. Cosa fare?

Poche occasioni, poche soldi e poco sostegno dallo stato: la condizione lavoro dei giovani di oggi



Che siano laureati o appena diplomati, specializzati o ancora ‘in erba’, i giovani di oggi sono costretti ad affrontare tutti le stesse difficoltà per riuscire a trovare un lavoro. La situazione è drammatica, soprattutto se si considera che l’eventuale lavoro che si riesce a trovare non sarà sicuro per sempre e non pagherà decisamente bene.

Addio cari vecchi stipendi di quando da laureati si veniva assunti e si riceveva uno stipendio regolare destinato a crescere man mano che gli anni di lavoro passavano. La parola d’ordine di oggi è precarietà. Sono pochi i soldi che ciascuno riesce a racimolare in quel poco lavoro che c'è, tanti quelli che non hanno nulla.

Sono migliaia le storie di precarietà giovanile nel nostro Paese e quasi il 50% di chi ci racconta riceve uno stipendio sotto la soglia degli 800 euro al mese. In un mese, un ragazzo su tre che ha partecipato all'indagine, non riesce a mettere insieme neppure un euro. Perché fa uno stage, perché ha perso il contratto di collaborazione da poco, perché non riesce a trovare un altro impiego. Ma anche chi ce l’ha non vive certo bene e deve accontentarsi di ciò che riesce a ‘racimolare’.

Dalle tante storie scritte, a parte il comune denominatore dei pochi soldi, emerge un altro dettaglio, che insignificante non è, che accomuna i giovani italiani ed è l’entusiasmo, la voglia di fare dopo tanto impegno e tanto studio ma con poche occasioni in Italia. E senza alcun sostegno. Questa è la pecca che si dovrebbe risolvere.

In altri paesi europei, come per esempio in Francia, si può usufruire di sostegni ai giovani in cerca di lavoro. A metà settembre di quest'anno, Nicolas Sarkozy ha annunciato un piano di 500 milioni di euro per aiutare i giovani disoccupati estendendo anche a 18-24enni il diritto al reddito di solidarietà attiva. Nel Regno Unito il governo di Gordon Brown, a partire dal gennaio del 2010 offrirà a tutti gli under 25, senza lavoro da più di un anno, un percorso di formazione o un periodo di lavoro retribuito. Ed ecco allora spiegato il motivo della ‘fuga dei cervelli’ dal BelPaese.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il