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Pensioni a gennaio 2010 più basse: inizia il taglio e la riduzione. Di quanto e per chi?

Scatta da gennaio 2010 la riduzione degli assegni futuri sulla pensione. Cosa cambia



Scatta da gennaio 2010 la riduzione degli assegni futuri sulla pensione dovuta alla circostanza che si vive più a lungo. Si parla di tagli da 150 euro che saranno evitabili solo in parte lavorando più a lungo. Tradotto in termini pratici, vivere di più significherà, a parità di condizioni, ricevere la pensione per un numero maggiore di anni, con un costo che lo Stato ritiene fin d'ora insostenibile.

La soluzione trovata è aritmeticamente ineccepibile: l'assegno mensile dovrà necessariamente essere più leggero. Questo nuovo sistema di valutazione scatterà dal primo gennaio 2010. Lo ha disposto la riforma Dini del '95, lo ha tradotto in cifre una legge del 2007, lo ha confermato l'attuale governo.

La riforma si intitola ‘Revisione dei coefficienti di trasformazione’ e fa riferimento a quei numeretti che moltiplicati per la totalità dei contributi versati danno come risultato la pensione dovuta a ciascun lavoratore. Ogni tre anni questi numeri andranno rivisti al ribasso man mano che crescerà la speranza di vita. Primo taglio a gennaio.

Prendiamo l'esempio di un giovane 27enne che dopo un lungo precariato sta finalmente per essere assunto all'inizio del prossimo anno. Nel 2045 avrà 62 anni e 35 anni di contributi. Lasciando il lavoro a quell'età, se non venisse introdotta la nuova ‘tassa sulla speranza di vita’, riceverebbe un assegno pari al 60% del proprio stipendio.

Con la tassa, otterrà solo poco più del 52%. Se, invece, decidesse di rinviare il pensionamento fino al sessantacinquesimo compleanno, otterrebbe il 57%, cioè recupererebbe qualcosa ma perderebbe tre punti percentuali del proprio stipendio.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il