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Berlusconi, Banca Arner e Report: indagine televisiva sui conti correnti del premier

Berlusconi e Banca Arner: conti, rapporti ed altri nomi eccellenti. L'inchiesta di Report



Ancora un’inchiesta finanziaria portata alla luce da Report, su Rai Tre, ancora il premier Berlusconi protagonista. Questa volta si parla di ruoli e funzioni di Banca Arner, istituto di credito fondato nel 1994, con sede principale a Lugano, ma con filiali a Milano, Nassau, Dubai e San Paolo. Ciascuna sede vanta esperienze professionali e regionali specifiche, che permettono di rispondere a richieste di ogni tipo nell’ambito della consulenza e dell’asset management.

La trasmissione, dal titolo ‘La banca dei numeri uno’, inizia con l’arresto all’aeroporto di Malpensa dell’avvocato Fabrizio Pessina, il 18 marzo scorso: nel suo computer la guardia di Finanza aveva scoperto una lista di 552 nomi con a fianco il numero di telefono e le società offshore di riferimento. Inizia così, dunque, il viaggio  nelle strategie usate per dribblare il fisco.

L’inchiesta di Report svela che nella sede milanese di Banca Arner la famiglia Berlusconi è titolare di quattro conti correnti per un totale di 60 milioni di euro, di cui uno intestato direttamente al presidente del Consiglio per dieci milioni e altri tre per 50 milioni a capo delle holding italiane Seconda, Ottava e Quinta, amministrate dai figli Marina e Piersilvio. Ma non sono solo loro i clienti eccellenti dell’istituto di credito. Tra gli altri nomi figurano anche quelli di Ennio Doris, fondatore del gruppo Mediolanum, e Stefano Previti figlio di Cesare.

L’inviato di Report Paolo Mondani ricostruisce la storia della Banca Arner, fondata nel 1994 da Paolo Del Bue, Nicola Bravetti, Giacomo Schraemli e Ivo Sciorilli Borelli, che nel 2003 inaugurano anche una sede Milanese e negli anni successivi iniziano una serie di disavventure giudaziarie. Poi, il 7 maggio del 2008 Bravetti finisce per due settimane agli arresti domiciliari con l’accusa di intestazione fittizia di beni avendo aperto un conto di 13 milioni di euro a favore di Teresa Macaluso nascondendo il vero proprietario, il marito e costruttore siciliano Francesco Zummo, collegato al clan Ciancimino, indagato per mafia ma assolto in appello.

Quei soldi se fossero in Unicredit o in Banca Intesa, le due più grandi banche italiane con migliaia di sportelli, passerebbero inosservati, ma poiché giacciono presso la piccola Banca Arner destano qualche sospetto. Secondo Report a mettere in contatto Bravetti con Zummo sarebbe stato l’avvocato Paolo Sciumè, noto professionista, nei consigli di amministrazione di molte società tra cui Parmalat dove è finito sotto processo per bancarotta ma assolto in primo grado, Mediolanum e Banca Mediolanum.

Ad aprile del 2008 la Banca Arner viene messa sotto torchio dagli ispettori della vigilanza della Banca d’Italia che riscontrano ‘gravi irregolarità a causa delle carenze delle violazioni in materia di contrasto del riciclaggio’. Bankitalia commissaria la Arner con Alessandro Marcheselli che un anno dopo viene sostituito con altri due commissari perché indagato pure lui per favoreggiamento al riciclaggio.

Svelati i misteri sul ‘traffico’ di soldi di nomi eccellenti, la conduttrice della trasmissione di Rai Tre, Milena Gabanelli, alla fine, si chiede ‘se non sarebbe opportuno, per il premier, prendere i suoi 60 milioni di euro, spostarli da lì (la Banca Arner) e depositarli in un’altra banca italiana un po’ più trasparente’.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il