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Crisi Dubai: cosa è successo? Quali sono i motivi e conseguenze possibili

Scoppia la bolla immobiliare anche a Dubai. Che succederà?



Scoppia la bolla immobiliare anche a Dubai. Dubai World, il cuore finanziario del Paese, zavorrata da 59 miliardi di dollari di passività (il 70% dell'intero debito statale) ha chiesto ai creditori una moratoria di sei mesi sul debito e sta cercando di rinegoziare le sue posizioni, compreso un bond islamico da 3,52 miliardi della controllata Nakheel Properties, in scadenza il 14 dicembre. Dubai World attraverso Nakheel è il gruppo che sta costruendo la famosa isola artificiale delle tre palme.

Il governo dell'emirato sta pagando un prezzo altissimo alla crisi e in particolare a quella del settore immobiliare: aveva già annunciato in passato di avere un debito di 80 miliardi di dollari, di cui 70 miliardi originato dalle aziende pubbliche, in buona parte attive nel settore immobiliare. Ora Dubai rischia di essere travolta dopo che i prezzi delle case sono scesi del 47% rispetto allo scorso anno. Le conseguenze?

I credit default swap sul debito sovrano a cinque anni sono arrivati a quota 571, c’è il rischio di crescita dell’insolvenza ed è nuovo allarme sui mercati finanziari. Il timore più grande è il nuovo coinvolgimento di grandi banche proprio sulla base di una esposizione al debito dell'emirato. Standard & Poor's ha messo sotto Credit Watch negativo alcuni importanti istituti finanziari della zona. Ciò significa che sta valutando la situazione per definire se modificare il merito di credito. Sono le banche i titoli più colpiti dalla crisi finanziaria di Dubai.

Le prime stime sulle potenziali perdite delle banche più esposte, calcolate da Credit Suisse e riportate dall'agenzia Dow Jones, parlano di circa 40 miliardi di dollari. Secondo il Financial Times, Hsbc è tra le banche straniere con maggiori investimenti in Dubai (esposizione per 17 miliardi di dollari). Ci sono poi: Standard Chartered (7,8 miliardi), Barclays (3,6 miliardi), Royal Banck of Scotland (2,2 miliardi), Citi (1,9 miliardi), Bnp Paribas (1,7 miliardi), Lloyds (1,6 miliardi).

Quanto ai portafogli crediti immobiliari, gli analisti di Ncb Stockbrockers hanno calcolato che Standard Chartered è la più esposta con il 7% del suo totale negli Emirati arabi uniti, poi Hsbc con il 2%, il trio Barclays, Rbs e lloyds con meno dell'1%.

Dopo il congelamento del debito di Dubai World annunciato, i listini europei riducono le perdite dopo un avvio in netto calo: a Francoforte il Dax30 perde lo 0,32%, a Parigi il Cac40 lo 0,76%, a Londra il Ftse100 lo 0,14%, in rosso gli indici di Piazza Affari: il Ftse It All perde lo 0,78%, il FTSE Mib lo 0,75% e in Asia è panico.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il