Finanziaria 2006: la tassa del tubo sarà una tassa per Internet ?

Per il momento sono voci di corridoio, ma confemate anche da fonti autorevoli: con la nuova finanziaria potrebbero essere tassate le reti delle società di telecomunicazioni.



La tassa del tubo della finanziaria 2006 sarà una tassa per Internet ?

E' da poco stata approvata la bozza della nuova finanziaria e da subito ha iniziato a girare voce che al suo interno è stata prevista una tassa definita dei "tubi" che colpirà le società di telecomunicazioni come Telecom, Fastweb, Tiscali che detangono in Italia reti proprie.

Inutile dire che una simile tassa non farebbe altro che aumentare il prezzo delle connessioni internet che solo da qualche mese sembravano davvero iniziare a scendere di costo pur rimanendo ancora al di sopra delle tariffe medie applicate in Europa.

La tassa definita dei "tubi" colpirebbe anche Eni ed Enel ( con ovvie ripercussioni sui costi energetici che con il caro-petrolio si manifesteranno già sicuramente nei prossimi mesi ), ma le ripercussioni più pesanti potrebbero essere quelle legate al mondo delle telecomunicazioni e in particolare di Internet, tanto che alcuni commentatori l'hanno già definita "la tassa di Internet".

Per il momento non trapela nessun dettaglio, se non che questa nuova tassa potrebbe essere definita a livello locale, da ogni singola amministrazione regionale.

Se venisse confermata tale tassa, quello che è sicuro è che verrebbe assestato un duro colpo per tutta l' Internet italiana ( ed indirettamente per tutto il sistema produttivo italiano ) che oltre a non avere tutto il territorio interamente cablato almeno con l'Adsl ( parlare di fibra ottica in alcune zone è pura utopia... ) è già staccata dal resto dell'Europa sia come traffico a livello di utenza che la utilizza, sia come propensione all'e-commerce e ai servizi digitali, importanti volani per lo sviluppo dell'economia online e non solo.

Come si può pretendere che società italiane o estere investano in italia nel mercato ICT, cablando l'Italia, lanciando servizi innovativi ( non loghi e suonerie ! ) se poi si tassano le reti di loro proprietà sulle quali stanno ancora pagando gran parte degli investimenti fatti ?

Nel frattempo il ministro delle Comunicazioni, Mario Landolfi, ha annunciato che richiederà nuovi incentivi legati al digitale terrestre per una cifra intorno a 110 milioni di euro: "Proporremo, come ministero delle Comunicazioni, gli incentivi per la diffusione del digitale terrestre, non solo relativamente alla Tv, ma anche per la radio''. La cifra di 110 milioni di euro è la stessa del 2005 e conferma l'impegno per la diffusione del digitale terrestre su tutto il territorio italiano."

Almeno durante il mandato del tanto vituperato ex Ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri, Internet, nel bene e nel male, era più al centro dell'attenzione di quello che sta accadendo adesso. Internet adesso pare essere diventata "il nulla"...

Ed è un paraddosso: in quanto in una situazione di crisi economica come quella attuale, dove lo stesso Governo dice, giustamente, alle aziende di uscire dai confini italiani, "scoprire" nuovi mercati esteri, lo strumento per eccellenza, ovvero Internet, non viene promosso e spinto a dovere.

La domanda da porsi è molto semplice: con il digitale terrestre quante aziende faranno business ? Quante aziende, invece, possono fare business con Internet ?

Ritornando alla tassa sul tubo è giusto, comunque, sottolineare che, accanto a conferme autorevoli tra cui anche quella del Corriere della Sera, vi sono anche altrettante smentite, per esempio da parte dell'agenzia di stampa Adnkronos, che sottolinea come tale tassa, pur esistendo realmente, colpirebbe solo le aziende energetiche.

Ma, come avete potuto constatare il problema non sta solo in questa fantomatica tassa sul tubo o di Internet come la si voglia chiamare ( che spero non sia assolutamente vera ) ma soprattutto su come il Governo italiano sta intervenendo sul settore Internet, un campo dove gli Stati Uniti con l'amministrazione Clinton e i fondi di ventures capital privati hanno investito migliaia di miliardi di dollari.

I ministri italiani non stanno facendo nulla per sviluppare l'Internet italiana, se non leggine assurde ( mai, poi, fortunatamente applicate almeno per il momento ) come quelle dell'obbligo di depositare il proprio sito web nella biblioteca centrale di Roma.

Intanto i dealer continuano a funzionare ( siamo tra le poche nazioni a livello mondiale dove esistono ancora ), non c'è un regolamento chiaro sull'e-commerce, dilagano i tentativi di truffa online e la polizia postale ( ma in questo caso sono anche giustificabli, in quanto conoscendone alcuni membri personalmente so che possono contare su pochi elementi ben preperati e che possiedono strutture e mandati di intervento davvero limitatei se paragonati con quelli di altre nazioni. Ovviamente tutto questo non per colpa loro... ) non interviene repentinamente almeno a far chiudere tali siti truffaldini...

Per quanto ancora dovrà essere questa l'Internet italiana ?

Ti è piaciuto questo articolo?






Vuoi rimanere aggiornato su argomenti simili?

Inserisci la tua email qui:

Accetto la Privacy Policy

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione



Commenta la notizia
di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il