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Grecia e crisi finanziaria: rischio di bancarotta dello Stato come a Dubai. E altre nazioni?

Atene in crisi chiede tempo. La situazione



Atene in crisi chiede più tempo per raddrizzare deficit e il debito in crescita libera. La Grecia non ha preso i provvedimenti concreti per arrestare la deriva dei conti pubblici, come avrebbe dovuto fare entro il 27 ottobre, secondo la raccomandazione Ecofin del 29 aprile scorso.

Atene dovrà ora presentare a gennaio il suo programma di stabilità, Bruxelles una nuova raccomandazione e tutto sarà discusso e giudicato da ministri Ue in febbraio. Si torna a parlare di rischio default, come avvenuto per la grande crisi irlandese. Anche se la tipologia delle due crisi è diversa.

La vulnerabilità dell'Irlanda era ed è dovuta alla sua sovra-esposizione all'industria dei servizi, finanziari in testa, dunque agli assalti della speculazione nel pieno della tempesta 2008. La Grecia, invece, soffre di problemi strutturali oltre che di un'eccessiva politicizzazione della pubblica amministrazione e c’ da ricordare che nel 2004, con l'avvento al potere di Nuova Democrazia, si scoprì che le cifre di deficit e debito erano ben maggiori di quelle ufficializzate a Bruxelles, ciò significò che tre anni prima Atene era entrata nell'euro con i parametri totalmente fuori linea.

Adesso, con il nuovo cambio di governo, la sceneggiata si ripete con la scoperta di un deficit del 12,5% contro una stima Ue ancora al 3,7% a inizio anno. Ora rettificato al 12,75 per il 2009, al 12,2 nel 2010, al 12,8 nel 2011, a fronte di un debito del 112,9, 125,7 e 135,4% e con l'economia ormai entrata in recessione. Non solo la Grecia. C'è anche la Spagna. Madrid era un esempio favoloso dell'Età dell'Accesso, con un'economia basata sui servizi creativi.

Ma poi a Madrid come a Barcellona il turismo ha tirato su la speculazione immobiliare e questa poi ha tirato giù il turismo, grazie all'azione combinata della brutalizzazione del territorio insieme con la crisi finanziaria  mondiale. La crisi ha, infatti, svelato i pesanti ritardi del sistema industriale spagnolo e i risultati di questo errore di fondo arriveranno con qualche ritardo rispetto al dissesto greco, ma potrebbero essere clamorosi.

C’è poi il Vietnam che, proprio in questi giorni, sta allarmando gli investitori, aggiungendosi al lungo elenco dei paesi ancora a rischio. E a rischio anche Ucraina, Lettonia, Ungheria, Romani, che proprio nei prossimi giorni varerà le riforme chieste dal Fondo monetario internazionale per il salvataggio.

 
Autore:

Marianna Quatraro

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Autore: Marianna Quatraro
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