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Pensione per le donne nella pubblica amministrazione: da gennaio 2010 si alza l'età

Scatta da gennaio l’aumento dell’età pensionabile per le donne che lavorano nella pubblica amministrazione.



Scatta da gennaio l’aumento dell’età pensionabile per le donne che lavorano nella pubblica amministrazione. Bisognerà avere, infatti, 61 anni per accedere al pensionamento di vecchiaia e nel 2018 si giungerà all'età di 65 anni per il pensionamento, sia nel sistema retributivo sia in quello contributivo.

L'innalzamento graduale è stato adottato dopo una sentenza della Corte di giustizia europea del novembre del 2008 che aveva giudicato l'Italia inadempiente al principio di parità di retribuzione tra lavoratori e lavoratrici.

Giuseppina Santiapichi, direttore generale dell'Inpdap, l'istituto di previdenza per i dipendenti della pubblica amministrazione, ha spiega come l'allungamento della speranza di vita e le regole pensionistiche introdotte negli ultimi 15 anni abbiano “già determinato un allungamento del periodo di servizio e un ritardo nell'accesso alla pensione. Se nel 1997 l'età media di pensionamento nel pubblico impiego era pari a circa 55 anni, nel 2007 erano già oltre i 61 anni”.

Per quanto riguarda il calcolo delle pensioni attuali, nuove da gennaio 2010, una lavoratrice dipendente, il cui reddito nell'ultimo anno di lavoro è stato pari a 40mila euro e con vent'anni di contribuzione, al primo dicembre 2009 ha diritto a una pensione di vecchiaia pari a 14.391 auro, contro un assegno di 14.016 euro dal primo gennaio 2010.

La differenza (meno 2,7%) è la conseguenza dell'applicazione dei nuovi coefficienti. Mentre una lavoratrice autonoma, con un reddito nell'ultimo anno di lavoro di 40mila euro e vent'anni di contribuzione, al primo dicembre 2009 ha una pensione annua di 10.594 euro. Dal primo gennaio 2010 l'importo annuo di cui potrà beneficiare sarà invece di 10.327 euro, registrando così una diminuzione tra un importo e l'altro del 2,6%.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il