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Retribuzioni più alte per chi è più utile alla società. E quasi mai avviene così

Lavoro, retribuzioni e pubblica utilità: connessioni e salari



I risultati di una ricerca condotta dalla New Economics Foundation mettono in evidenza come non sempre le retribuzioni percepite siano commisurate al lavoro che si svolge.

La ricerca, condotta osservando principi di valutazione che quantificano il valore sociale, ambientale ed economico del lavoro svolto dalle diverse figure, ha evidenziato che ci sono lavori che possono produrre benefici e altri che possono causare perdite o danni per la collettività e dai risultati si evince, per esempio, che il lavoro dello spazzino vale di più di quello del banchiere.

A differenza degli studi precedenti, i risultati della ricerca si  sono concentrati più sul livello pratico delle funzioni che sul valore riconosciuto dalla società a determinate professioni. Un esempio si può fare mettendo a paragone tre professioni ad elevata remunerazione contro tre pagati poco: da un lato l’addetto di pulizie di un ospedale, un operaio di un centro di recupero di materiali riciclabili e un operatore di infanzia, dall’altro un banchiere della City, un consulente fiscale e un dirigente pubblicitario.

Ciò che ne risulta è che l’addetto di pulizie con un’ora di lavoro crea dieci sterline di profitto per ogni sterlina di salario; mentre per ogni sterlina guadagnata dal banchiere di Londra, la comunità ne perde sette. L’utilità delle diverse mansioni svolte non è, dunque, misurata in base alla paga ricevuta ma in base alle responsabilità mantenute dai diversi protagonisti del lavoro, per cui chi anche svolge lavori utilissimi alla società non sempre riceve la giusta ‘ricompensa’.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il