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Lettera aperta di una studente della Bocconi con l'Aids fa il giro del web

Rabbia, dolore e speranza nelle parole di Sofia. La lettere di denuncia



Lei si chiama Sofia (nome di fantasia per difendere la privacy della ragazza), ha 21 anni ed è una ragazza sieropositva, studentessa dell’università Bocconi di Milano, una storia d’amore durata quattro anni con un uomo di dieci in più, la scoperta di essere ammalata di Hiv dopo aver fatto il test a 18 anni in occasione di una donazione di sangue.

I genitori non immaginano nulla e probabilmente non lo sapranno mai. Lo scorso 4 gennaio ha scritto al Corriere un’email che ha scosso Milano. Lei scrive: “Io non sono una drogata, né una dai facili costumi, né una persona sessualmente ambigua. Sono una ragazza normale che è stata per quattro anni con lo stesso ragazzo, che non lo ha mai tradito, al suo contrario. Vorrei tanto che la gente acquisisse consapevolezza e che comprendesse che l’Aids non è poi tanto lontano da ognuno di noi.  Il prossimo caso di Hiv potrebbe essere vostro figlio, vostro marito o anche vostra moglie. Ognuno può fare la differenza!.

Ogni giorno per me è difficile trovare una ragione di vita. Se ci fosse stata più informazione io, forse, oggi non sarei in questa situazione”. Poi ricorda di quella mattina del maggio 2007 quando una rivelazione scioccante le sconvolse la vita, cambiandogliela: “Ero andata a ritirare il test dell’Hiv insieme con la mia compagna di banco del liceo. Lei era vergine, io avevo una storia ormai collaudata: entrambe c’eravamo sottoposte all’esame quasi per gioco dopo che i medici dell’ospedale Sacco erano venuti a scuola per una lezione di prevenzione”.

Per darle i risultati, i medici l’hanno chiamata in disparte. Il mondo le è crollato addosso. Lei scrive una lettera di sfogo, di rabbia, di amore al Corriere. Tutto nasce da una discussione avuta con la sua migliore amica che, dopo aver conosciuto un ragazzo, ha avuto con lui rapporti sessuali non protetti e alla domanda di Sofia del perché non avesse usato precauzioni lei ha risposto dicendo che lui non aveva la faccia di uno con l’Hiv. Ed ecco le parole di una rabbia che se la prende con la stupidità.

In poche ore scatena centinaia di risposte. Sono parole di solidarietà, ringraziamenti per il suo coraggio che spinge tutti a riflettere. Sofia continua a vivere: fa finta di nulla con le sue amiche (solo due sanno la verità), esce, va all’università, chiacchiera con gli amici e si diverte, parla di vestiti e scarpe, ma la sera prima di chiudere gli occhi nel suo letto, un’ansia la pervade, la tristezza si impadronisce di lei, la sua faccia sprofonda nel cuscino per soffocare le lacrime. Per consolarsi Sofia si ripete mentalmente la frase che Will Smith ha detto al figlio Jaden ne La ricerca della felicità di Gabriele Muccino: “Se hai un sogno, tu lo devi proteggere. Se vuoi qualcosa, vai lì e inseguila”. 

Nel frattempo, passano i giorni, Sofia prende due pastiglie ogni giorno, che tiene nascoste nel cassetto del comodino e custodisce gelosamente il suo spazzolino da denti, trova conforto nello sguardo amorevole della mamma che nulla sa e confessa: “La mia paura più grande non è la malattia, ma quella di restare sola.

Per fortuna il mio attuale fidanzato non è scappato dopo la mia confessione choc fatta già al secondo appuntamento, perché non sopporto l’idea di ingannarlo”. Ora la speranza di Sofia è che “i media riescano a trovare lo spazio per informare, il prossimo caso di Hiv potrebbe essere vostro figlio, vostro marito o anche vostra moglie”. Se una persona ha l'Aids è quasi sempre ‘perché se l'è cercata’. Ma non è sempre così: molti non se la sono cercata.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il