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Fiat chiude Termini Imerese: sempre meno italiana e più americana per restare sul mercato

Fiat sempre più globale: il piano di Marchionne



Si torna a discutere dello stabilimento Fiat di Termini Imprese all’indomani dall’annuncio ufficiale secondo cui lo stabilimento sarà deifnitivamente chiuso nel 2012. A comunicarlo è stato l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, nel suo intervento all’ultimo Salone di Detroit, in corso in questi giorni.

“Per anni, ha continuato l'ad di Fiat, ci siamo accollati l'onore della gestione di Termini in perdita ma il contesto era diverso: non è un problema di qualità del lavoro ma di un delta dei costi eccessivo”. Marchionne ha detto che l'azienda è consapevole dei risvolti sociali che la chiusura comporta e di comprendere lo stato d'animo dei lavoratori.

Il discorso di Marchionne è stato interrotto dalle proteste che hanno costretto l’ad Fiat a scusarsi con la platea. Al termine del discorso del manager del Lingotto una manifestante ha cercato di prendere la parola: la donna ha detto che sua madre è stata uccisa da una Chrysler difettosa. Obiettivo di Marchionne è traghettare l'intera Fiat verso un destino più grande e importante rispetto a quello già ‘perpetuo’ di cui ora gode.

La Fabbrica Italiana Automobili Torino, sigla fortemente difesa dall’Avvocato Gianni Agnelli, ha imboccato una strada diversa, per mantenere la vocazione industriale e rimanere un attrice nei futuri scenari globali sempre meno torinese e italiana. E le vicende biografiche dei suoi ‘padroni di casa’ non fanno altro che incrementare l’entusiasmo di una nuova Fiat più all’americana, considerando la grande passione di John Elkann per gli Stati uniti e la sua decisione di andarci a vivere.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il