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Decreto Tv e legge contro i video "liberi" su Internet: Opposizione alza le barricate

Giro di vite sul web nel nuovo schema di decreto legislativo. Le novità proposte



Giro di vite sul web, cancellazione delle norme a sostegno delle produzioni indipendenti di fiction e di cinema italiano e limitazione degli affollamenti pubblicitari per il satellite (a quasi esclusivo detrimento di Sky): lo scorso 17 dicembre, il Consiglio dei ministri ha approvato lo schema di decreto legislativo in materia di servizi di media audiovisivi.

Tra le misure prese in esame, figura anche una disciplina in materia di pubblicità che prevede una riduzione graduale dei tetti di affollamento orario per tutti i canali a pagamento, sia satellitari che terrestri, nel prossimo triennio. L’ opposizione, però, non è d’accordo.

“Il provvedimento risente di un evidente eccesso di delega rispetto alla legge e viola anche la direttiva europea, per cui va profondamente corretto o ritirato”, ha detto Paolo Gentiloni, del Pd. Una posizione condivisa dagli altri partiti d'opposizione: Roberto Rao (Udc), Antonio Borghesi (Idv) e Giuseppe Giulietti (Gruppo Misto) hanno chiesto che la normativa venga modificata.

Nel dettaglio, secondo i partiti d'opposizione il decreto rappresenta “una riforma radicale delle norme tv e su internet del nostro sistema e cancella la norma introdotta dal governo nel '98 e nel 2007 sul sostegno alla produzione indipendente di fiction e cinema italiani, che prevedeva quote di trasmissione e di investimenti”.

Gli altri problemi fondamentali denunciati dall’opposizione riguardano, in primo luogo, i limiti d’affollamento pubblicitario per le emittenti sul satellite e l’aumento per Mediaset (il tetto per gli spot sulle pay tv passa dal 18 al 12% nel 2012, per Mediaset sale dal 6 al 12%) e poi  Internet. Il decreto, infatti, ne limita fortemente le possibilità, considerando 'servizi media-audiovisivi' anche una parte di trasmissioni che vanno su Internet.

In virtù di questo sistema, anche ai siti che trasmettono immagini dovrebbe essere applicato lo stesso regime previsto per la carta stampata, il che porterebbe, secondo Rao dell’Udc al fatto che le norme che disciplinano il web rischierebbero una ‘restrizione anche sui siti dei principali quotidiani, la cui informazione rischia di essere ingabbiata’. 

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il