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Nobel per la pace ad Internet nel 2010: Negroponte rilancia. E anche noi ne siamo convinti.

Ad Internet il Nobel per la Pace: possibilità quasi realizzabile



Meriterebbe davvero Internet il premio Nobel per la Pace? “Penso che per Internet sarebbe decisamente più giustificato rispetto al Nobel per la Pace che è stato dato al presidente Barack Obama. Non c’è dubbio che la sua elezione ha generato speranza di pace e ottimismo.

Ma Internet è davvero uno strumento di pace, un’arma di istruzione e costruzione di massa”. A sostenerlo e rilanciare la possibilità di un premio Nobel ad Internet è Nicholas Negroponte, newyorchese, uno dei saggi che hanno contribuito concretamente a trasformare il mondo attraverso la diffusione dei nuovi media digitali.

Negroponte sostiene fortemente la candidatura di Internet per il premio Nobel per la Pace 2010 e a lui si associano un altro Nobel per la Pace, l’iraniana Shirin Ebadi. Così, se tutto andrà bene, la candidatura si concretizzerà nella nomination per tre dei padri di Internet: Larry Roberts (il primo a far comunicare due computer attraverso lo scambio di pacchetti di dati), Vinton Cerf (che con Robert Kahn ideò il protocollo TCP/IP) e Tim Berners-Lee (l’ideatore della rete del World Wide Web).

In Italia, però, c’è chi  vede Internet come un pericolo, soprattutto dopo l’aggressione avvenuta ai danni del premier Berlusconi. C’è chi ha subito avanzato proposte di regolamentazione dei contenuti web, chi ha sostenuto che Internet inciti talvolta alla violenza, chi pensa sia disedecuativo, ma sempre Negroponte invita a riflettere: “Sappiamo che Internet è un free speech media e sappiamo anche che quando c’è libertà di espressione c’è sempre la possibilità che qualcuno superi certi limiti. Ma sono sicuro che questi politici non penserebbero di abolire i cellulari, anche se tutti sappiamo che con i telefonini si possono organizzare attentati terroristici”. 

La questione nobel per la pace ad Internet si inserisce, tra l’altro, in questi giorni in un dibattito che nelle ultime ore ha tenuto decisamente banco in tutto il mondo, e vale a dire la decisione, prima annunciata e poi ritrattata, di Google di togliere la censura in Cina e andar via dal Paese.

Cosa che non accadrà, ma di rilevante importanza se si considera che la decisione è arrivata all’indomani della scoperta di Google di attacchi da parte di internauti cinesi rivoluzionari. Internet allora, confermandosi strumento di ‘ideologia da condividere, reprimere, diffondere’, ponendosi come innovativa frontiera di una nuova era culturale e digitale, meriterebbe, forse davvero, un riconoscimento ad hoc. 

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il