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Processo breve approvato al Senato. Cosa cambia?

Passa al Senato il ddl sul processo breve. Ora tocca alla Camera



Il Ddl sul processo breve passa al Senato con 163 sì, 130 no e due astenuti. Hanno votato a favore Pdl e Lega Nord, contro Pd, Idv e Udc. Il testo passa ora all'esame della Camera. Duro l’attacco del PD che per voce di Anna Finocchiaro, boccia il provvedimento: “Con il processo breve decretate la fine di migliaia di processi penali e quindi ci sarà una denegata giustizia per migliaia di cittadini”.

Dissenso anche dall’IDV: “Si vuole salvare Berlusconi dai suoi processi. Approvate così una norma che non esiste in nessuna parte del mondo. L'Italia, culla del diritto, rinnega il diritto”, ha detto il capogruppo al Senato Luigi Li Gotti. Il Ddl del processo breve prevede la riduzione dei tempi della prescrizione e norme che si applicheranno a tutti i procedimenti in corso relativi a reati indultati o indultabili (commessi fino al 2 maggio 2006) con pene massime inferiori ai dieci anni.

Nel caso di procedimenti che riguardano reati con pena inferiore a massimo dieci anni il primo grado dovrà durare tre anni, due anni l'appello e un anno la Cassazione. Per i processi con pena pari o superiore a dieci anni massimo, i termini saranno rispettivamente di quattro anni, due anni e un anno e sei mesi. Nel caso di reati gravissimi, invece, i tempi si allungano a cinque, tre e due anni. Il giudice, però, potrà prorogare fino ad un terzo questi termini in caso di complessità del processo o nel caso in cui ci sia un elevato numero di imputati.

Il pubblico ministero dovrà poi esercitare l'azione penale entro e non oltre tre mesi dalla conclusione delle indagini preliminari. Tra le disposizioni più discusse del provvedimento, quelle sui processi per i reati contabili. In conclusione, si fissa a due anni il tempo massimo per ogni fase, dal tribunale all’appello alla Cassazione: sei in tutto per arrivare alla condanna definitiva. Ed è quello che chiede da anni il Consiglio d’Europa.

La durata massima di 2 anni per ognuna delle tre fasi del processo, dopo la quale scatta la prescrizione, verrebbe introdotta con una nuova norma del codice di procedura penale (l’art. 346 bis), che limiterebbe questa novità ai processi per reati con pene non superiori a 10 anni. Ne sarebbero esclusi, dunque, quelli per reati di mafia, terrorismo o grave allarme sociale, come rapina o omicidio, e dovrebbe valere solo per gli incensurati.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il