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Telelavoro 2010 in Italia è l'ultimo in Europa. Ma la tendenza è in forte crescita

Cresce la tendenza del telelavoro ma l'Italia è ancora fanalino di coda



Restare a casa a lavorare senza doversi svegliare all’alba, a volte, e raggiungere il posto di lavoro? Da oggi si può. Con il telelavoro. Si tratta della possibilità per un dipendente di svolgere almeno un quarto delle attività al di fuori delle mura aziendali, utilizzando strumenti elettronici di comunicazione come posta elettronica, telefono e internet.

Strumento ideale per migliorare il rapporto costi/benefici nelle aziende sfruttando decisamente poche risorse economiche, come le Pmi, ma ottimizzando la produttività a fronte di budget ridotti, per i dipendenti, se è vero che il telelavoro permette una maggiore libertà di orari, dall’altro lato allenta i rapporti sociali tra colleghi.

Secondo le statistiche diffuse dalla Ue, la media del telelavoro nei Paesi europei è dell’1,7%, dato non elevato ma comunque più alto rispetto agli anni passati. La nazione leader del settore è la Repubblica Ceca, dove il tasso di telelavoratori è pari addirittura al 15,2%. Mentre la nostra bella Italia è fanalino di coda.

Nel nostro paese, la percentuale di impiegati in telelavoro a tempio pieno è pari a 0,5% (2,3% computando anche i part-time), percentuale lontana dalla Repubblica Ceca e molto distante anche da Paesi come Danimarca (14,4%), Belgio (13%), Lettonia (12,2%) e Paesi Bassi (12%).

Oltre all'Italia, però, sotto la media sono risultati anche Spagna (6,9%), Lituania (6,8%), Slovenia (6,7%), Germania (6,7%), Francia (5,7%), Cipro (5,7%), Lussemburgo (4,8%), Irlanda (4,2%), Ungheria (2,8%), Romania (2,5%), Portogallo (1,8%), Bulgaria (1,6%) e Malta (circa zero).

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il