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Decreto Romani e filtro ad Internet: sarebbe il primo caso in tutto il mondo occidentale

Decreto Romani e controllo della rete. Le misure e le perplessità



Un filtro per i contenuti Internet. Sarà il decreto Romani a svolgere questo ruolo. Si tratta di uno schema di decreto legislativo del governo che recepisce le nuove norme Ue in materia di audiovisivo.

L'ufficio di presidenza della Commissione Cultura e Trasporti della Camera ha accolto la proposta del Pd, che nei giorni scorsi aveva lamentato una strozzatura sul decreto, di procedere a una serie di audizioni con i soggetti interessati alle disposizioni. Previste tra le altre quelle di Agcom, APT (associazione produttori TV), Anica, Atdi (Associazione degli editori dei canali satellitari), Cgil - Cisl - Uil, le associazioni dei diritti dei minori, Cento autori e ancora quelle delle emittenti Rai Mediaset e Sky, e poi di Aeranti/Frt, Google, Siae e Fnsi.

Perplesso il presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Corrado Calabrò: “Un filtro generalizzato su internet da una parte è restrittivo, come nessun paese occidentale ha mai accettato di fare, dall'altra è inefficace perché è un filtro burocratico a priori”. Secondo Calabrò, la soluzione indicata dallo schema di decreto che recepisce la nuova direttiva europea sull'audiovisivo è tanto pesante quanto inefficace”.

Una eventuale approvazione del decreto nella forma che attualmente presenta esporrebbe ad alcuni dubbi: se è vero che da un lato le sue possibilità di intervento per il mercato televisivo (e in particolare per quanto riguarda la televisione satellitare) verrebbero ridotte, dall'altro sembra che il Decreto voglia trasformare l'Autorità in un servizio di vigilanza sui contenuti immessi in Rete.

Sono in particolare gli articoli 3 e 4 a porre problemi: attribuendo all'AgCom il potere di sospendere la ricezione di servizi media audiovisivi provenienti dall'estero, senza alcuna precisazione di che cosa si intenda con tale definizione, potenzialmente si crea un censore che può a propria discrezione imporre il blocco sia a YouTube che a qualunque servizio di trasmissione video tramite Web e non ci sarebbe necessità di passare attraverso la magistratura per ottenere la sospensione di un qualsivoglia contenuto audiovisivo.

L’Autorità avrebbe poi compiti che spaziano dalla tutela del diritto d'autore all'obbligo di rettifica dando così all’AgCom la possibilità di gestire la Rete italiana, decidendo di rimuovere o rendere inaccessibili determinati contenuti perché sgraditi a qualcuno. E allora dove andrà a finire la libertà della Rete?

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il