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Aziende e licenziamenti: Alcoa, Eutelia, Fiat, società petrolifere a rischio e non solo

Sono circa 140 le vertenze di aziende in difficoltà e che rischiano di licenziare dipendenti.



La crisi economica, nonostante le previsioni che la vogliono passata, continua a mietere ‘vittime’. Secondo gli ultimi dati, sarebbero due milioni i disoccupati censiti dall’Istat nel 2009, in crescita esponenziale rispetto al 2008 e ad essi vanno aggiunti tutti quelli che, scoraggiati, un lavoro non lo cercano neanche più. Ma la questione che da giorni agita il BelPaese è quella che riguarda la situazione di aziende come Fiat, Alcoa Eutelia, decisamente in crisi. Di Fiat, Alcoa, Eutelia si discute questa settimana al ministero dello sviluppo economico.

Sindacati, imprese e governo cercano soluzioni. Sono tavoli conquistati con scioperi, occupazioni, blocchi di strade, pernottamenti sui tetti dei capannoni per vedere il governo uscire dall’attendismo, convinto che la crisi sia, come aveva affermato qualche tempo fa il premier Berlusconi, ‘principalmente psicologica’.

Oggi i dipendenti della Fiat scioperano in tutta Italia per 4 ore. La protesta è unitaria, di tutti i sindacati. E a creare questi disordini sono stati gli ultimi eventi, a partire dalla conferma della chiusura dello stabilimento di Termini Imerese nel 2012 all’annuncio della cassa integrazione per due settimane per 30mila dipendenti in tutti gli stabilimenti. Ma non solo i dipendenti Fiat ‘pinagon’: l’elenco è lunghissimo.

Accanto a vertenze irrisolte come la Merloni, ce ne sono di nuove come la Omsa, storico marchio di collant che del gruppo Golden Lady, la cui sede di Faenza è minacciata dalla chiusura; in liquidazione, invece, la ex Sat, azienda metalmeccanica della provincia d catania. I 157 lavoratori chiedono di essere ricollocati e, nell’attesa, il prolungamento degli ammortizzatori sociali.

Nel frattempo, ieri sera erano circa 500 gli operai sardi della Alcoa che hanno manifestato in piazza Montecitorio sollecitando un intervento diretto nella vertenza del premier Berlusconi: i lavoratori volevano aspettare davanti a palazzo Chigi la conclusione dell'incontro che doveva decidere sulla continuità produttiva degli stabilimenti di Portovesme (Sardegna) e Fusina (Veneto) e scongiurare così l'annunciata chiusura degli impianti italiani della multinazionale dell'alluminio Alcoa (a rischio ci sono circa 2mila posti di lavoro, tra dipendenti diretti e dell'indotto).

I sindacati del gruppo Omega (ex Eutelia) sono, invece, tornati a chiedere il mantenimento delle commesse e relativo pagamento degli stipendi non corrisposti. Ma le crisi non finiscono qui, perché sarebbero circa 140  le vertenze di aziende in difficoltà e che rischiano di licenziare dipendenti.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il