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Regole E-commerce: necessario un negozio fisico con le nuove leggi proposte da Ue

Le nuove proposte della Commissione sulla gestione del commercio online. Le idee



Il mercato dell’e-commerce si allarga e l’Unione Europea frena sullo shopping online proponendo nuove misure per regolare la gestione di questo mercato sempre più in espansione. Se fino a qualche tempo fa bastava scegliere, cliccare e acquistare, oggi si cambia abitudine.

Scarpe, giubbotti, giocattoli, libri, si compra e si vende praticamente di tutto, anche  in saldo: un sito italiano di scarpe qualche giorno fa vantava saldi con sconti fino al 70%, per 150 marche e 5000 modelli. Ma anche negli acquisti online non mancano imbrogli e truffe, soprattutto oltre confine, governati da leggi di nazioni diverse: in Europa il 61% delle ordinazioni online da un Paese all’altro, secondo gli ultimi dati della Commissione Europea, non va a buon fine per diversi motivi.

Per questo la Commissione vuole mettere ordine tra le varie direttive comunitarie sui diritti dei consumatori varate dagli anni ’80 in poi ed ha avviato una consultazione con gli Stati-membri. Ciò su cui la Commissione vuole concentrarsi è una maggiore tutela del consumatore che, fidandosi degli acquisti via Internet, nel momento in cui si ritrova di fronte a qualche problema con la merce comprata non sa mai a chi rivolgersi. Ma per iniziare, si pensa alla proposta di un'apertura comunque di una struttura, negozio, fisico cui far riferimento per l'attività intrapresa.

C’è però chi è contrario ad un nuovo piano di regolamentazione del commercio online. Secondo Jeremy Zimmermann, per esempio, fondatore di un’associazione per la difesa delle libertà digitali nella Ue, limitare le vendite online attraverso nuove regole ‘è sbagliato, e comunque sarebbe come cercare di vuotare il mare con un cucchiaio’.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il