BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Multinazionali in Italia: molte chiuderanno nel 2010. Qualcuna investirà. I nomi

Situazione nera per le multinazionali i Italia. La situazione



La crisi, seppur lentamente, sembra stia passando ma i problemi e le conseguenze di ciò che è accaduto in questi ultimi due anni continuano a sortire i loro devastanti effetti. A risentirne non solo lavoratori, aziende e Pmi ma anche le grandi multinazionali. Basti pensare che solo nelle ultime settimane ci sono stati gli annunci di chiusure da parte dell'Alcoa, il colosso americano dell'alluminio, e della Glaxo, grande impresa britannica della farmaceutica.

L'una con impianti in Sardegna e a Porto Marghera, l'altra con il centro di ricerca a Verona: circa tremila posti a rischio considerando anche l'indotto. A causare ueste chiusure è per la più l’avvio di processi globali di riorganizzazione della produzione e le multinazionali (compresa la Fiat) sono le prime a potersi muovere scegliendo i nuovi luoghi dove impiantare le fabbriche, spostandosi sui mercati emergenti, sfruttando tutte le possibili opportunità per ridurre i costi e causando, dunque, problemi per quanto riguarda sicurezza di stabilimenti e posti di lavoro.

Così, l'Alcoa probabilmente resterà ancora tre anni per trasferire poi tutte le produzioni italiane in Arabia Saudita dove sta costruendo un nuovo imponente impianto; Yamaha chiuderà a Lesmo in Brianza per andarsene in Spagna, Nokia ha deciso di trasferire il suo centro di ricerca da Cinisello Balsamo a Dallas, in Texas, e anche Motorola lascia l’Italia.

Dopo i colossi informatici, le grandi multinazionali del farmaco che hanno abbandonato l'Italia va dalla Merck di Pomezia alla Wyth di Catania alla Pzifer e alla Glaxo. Posti di lavoro di qualità scomparsi e investimenti in ricerca finiti in altri Paesi. Ma non tutti depongono le armi.

Giuseppe Recchi, presidente di un colosso come la General Electric per l'Italia e il Sud Europa, ha detto: “L'Italia un Paese più a rischio di fuga? No perché le multinazionali considerano il nostro Paese non solo come un mercato ma sempre più come un luogo per produrre. Un luogo dove si trova il miglior rapporto costo-qualità della manodopera”.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il