Banca vuole 250mila da proprio cliente. I motivi e la decisione finale

Il giudice ha ravvisato la violazione dell'articolo 117 del Testo unico bancario da parte dell'istituto di credito. Ecco le conseguenze per banche e consumatori.

Senza troppi giri di parole si tratta di una chiara sconfitta per la banca. Oggetto del contendere è stato il mutuo fondiario per l'acquisto della prima casa, rispetto a cui l'istituto di credito pretendeva dal consumatore il pagamento di una somma di circa 250.000 euro. Tuttavia il giudice l'ha pensata diversamente perché ha di fatto dimezzato l'importo, contestando all'istituto di credito di non aver specificato i costi dell'assicurazione nel contratto. Siamo a Catania e protagonista della vicenda che rappresenta un importante precedente di cui tenere conto, è stato un cittadino che ha chiesto l'intermediazione dell'associazione Codici Sicilia per fare vale le sue ragioni, effettivamente riconosciute dal Tribunale della città etnea.

Mutuo casa, dimezzata la somma richiesta

Il giudice ha allora deciso di più che dimezzare la somma inizialmente richiesta di 25.000 euro, fino a farla crollare a 116.657,87 euro, al netto di quanto già corrisposto nei vari anni. Come fa notare Codice, l'istituto di credito avrebbe richiesto al consumatore l'importo non dovuto di circa 140.000 euro. Alla base della questione c'è la trasparenza contrattuale con la conseguente rideterminazione della somma richiesta per via della mancante specificazione nel contratto dei costi relativi all'assicurazione. Di conseguenza il Tribunale di Catania ha evidenziato una violazione dell'articolo 117 del Testo unico bancario.

Violato l'articolo 117 del Testo unico bancario

In buona sostanza il giudice ha ravvisato la violazione dell'articolo 117 del Testo unico bancario da parte dell'istituto di credito. Stando infatti a quanto previsto dalle norme, i contratti indicano il tasso d'interesse e ogni altro prezzo e condizione praticati, inclusi, per i contratti di credito, gli eventuali maggiori oneri in caso di mora. E ancora: sono nulle e si considerano non apposte le clausole contrattuali di rinvio agli usi per la determinazione dei tassi di interesse e di ogni altro prezzo e condizione praticati nonché quelle che prevedono tassi, prezzi e condizioni più sfavorevoli per i clienti di quelli pubblicizzati.

Tra l'altro, in caso di inosservanza si applicano gli altri prezzi e condizioni pubblicizzati per le corrispondenti categorie di operazioni e servizi al momento della conclusione del contratto o, se più favorevoli per il cliente, al momento in cui l'operazione è effettuata o il servizio viene reso. In mancanza di pubblicità nulla è dovuto. A detta dell'associazione Codici si tratta di una vicenda che contribuisce a minare la fiducia dei consumatori nei confronti delle banche in un momento storico caratterizzato dalla difficoltà finanziaria generalizzata, dove gli sforzi economici posti in essere dai cittadini rischiano di essere aggravati dalle pretese dagli istituti di credito.