Accompagnamento invalido non può essere riconosciuto solo se si hanno difficoltà a camminare

Dal punto di vista normativo, per l'accesso all'indennità di accompagnamento è indispensabile il riconoscimento dell'invalidità totale e permanente del 100%.

Accompagnamento invalido non può essere

Difficoltà a camminare basta per ottenere l'accompagnamento?

Secondo la Corte di Cassazione precisando che l'indennità di accompagnamento può essere riconosciuta anche se non c'è una totale e oggettiva impossibilità di movimento, ma camminare è comunque rischioso e difficoltoso.

Nonostante i requisiti per beneficiarne siano meno rigidi rispetto ad altri strumenti di sostegno al reddito, l'accompagnamento invalido richiede comunque condizioni che non possono essere valicate.

A precisare i confini sono spesso e volentieri i tribunali che sono incaricati di fare chiarezza in seguito ai ricorsi dei cittadini e ai dubbi legati sull'effettivo diritto a percepire il beneficio. Esaminiamo quindi le ultime novità:

  • Difficoltà a camminare basta per ottenere l'accompagnamento o no
  • Non contano reddito ed età per l'indennità di accompagnamento

Difficoltà a camminare basta per ottenere l'accompagnamento o no

Il principio base dell'indennità di accompagnamento prevede che sia riconosciuta solo a colo che non possono camminare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore ovvero che non possono compiere gli atti quotidiani della vita e conseguente necessità di un'assistenza continua.

Tuttavia il concetto di difficoltà a camminare è piuttosto generico e non identifica in maniera chiare il significato di questo termine.

Ci ha quindi pensato la Corte di Cassazione precisando che l'indennità di accompagnamento può essere riconosciuta anche se non c'è una totale e oggettiva impossibilità di movimento, ma camminare è comunque rischioso e difficoltoso.

Una precedente e importante sentenza della Corte di Cassazione aveva quindi fissato un altro importante principio ovvero che la concessione dell'indennità di accompagnamento si configura come una prestazione del tutto peculiare in cui l'intervento non è indirizzato, a differenza di quanto avviene con la pensione di inabilità, al sostentamento del soggetto minorato nelle sue capacità di lavoro, ma è rivolto principalmente a sostenere il nucleo familiare per incoraggiarlo a farsi carico, evitando così il ricovero in istituti e assistenza, con conseguente diminuzione della relativa spesa sociale.

Non a casa, come precisato sempre dagli Ermellini e come vedremo ancora più specificatamente nel paragrafo successivo, l'indennità può essere concessa anche ai minori di 18 anni e a chi, pur non essendo in grado di camminare senza l'aiuto di una terza persona, svolge un'attività lavorativa al di fuori del proprio domicilio.

Per i giudici non è rilevante ai fini del riconoscimento all'indennità che la necessità di un concreto e fattivo aiuto fornito da terzi sia perdurante per l'intera giornata, potendo anche momenti di attesa, qualificabili come assistenza passiva, alternarsi nel corso della giornata a momenti di assistenza attiva, nei quali la prestazione dell'accompagnatore deve concretizzarsi in condotte commissive.

Non contano reddito ed età per l'indennità di accompagnamento

Dal punto di vista normativo, per l'accesso all'indennità di accompagnamento è indispensabile il riconoscimento dell'invalidità totale e permanente del 100% che si traduce nell'impossibilità di deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore ovvero di compiere gli atti quotidiani della vita e conseguente necessità di un'assistenza continua.

Di fatto si tratta del requisti principale, tenendo conto che non sono invece applicati considerazioni di carattere anagrafico o di reddito. L'agevolazione economica spetta anche agli invalidi civili totali che per affezioni fisiche o psichiche sono impossibilitati a deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore o comunque hanno bisogno di assistenza continua.

A dimostrazione delle maglie più larghe rispetto ad altri strumenti di sostegno al reddito, l'indennità di accompagnamento è compatibile con lo svolgimento di un'attività lavorativa.

Sono invece sicuramente esclusi coloro che sono ricoverati gratuitamente in un istituto e coloro che sono già beneficiari di una indennità per invalidità simile per causa di guerra, di lavoro o di servizio.

In ogni caso il cittadino conserva il diritto di opzione per il trattamento più favorevole.

Nonostante non siano previsti riferimenti al redditto all'età del richiedere, questa indennità viene erogata ai cittadini italiani residenti sul territorio nazionale, ai cittadini stranieri comunitari iscritti all'anagrafe del Comune di residenza e ai cittadini stranieri extracomunitari con permesso di soggiorno nel territorio italiano.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il