Affittare casa per guadagnare conviene o no. I pro e contro

Come affittare una casa e consigli per guadagnare e avere un rendita mensile: passaggi da seguire, cosa fare e tasse da pagare

Affittare casa per guadagnare conviene o no. I pro e contro

Affittare una casa per guadagnare conviene?

Rispetto a valore, condizione e ubicazione dell’immobile, affittare una casa per trarne guadagno è certamente conveniente perché tenere una casa sfitta comunque implica spese che non sono bilanciate da nessuna entrata senza affitto. L’importante è scegliere bene inquilino e tipologia di contratto per avere un buon rendimento mensile.

 

Spesso chi ha un immobile o più di uno che non è adibito ad abitazione principale piuttosto che tenere la casa vuota e comunque pagare spese, cosa che risulta decisamente poco conveniente, decide di affittarla per ricavarci una rendita mensile, che può essere più o meno alta. La convenienza di affittare una casa per guadagnare dipende da tanti fattori, i famosi pro e contro da soppesare bene e dal calcolo delle tasse che poi si devono pagare per la locazione dell’immobile.

Affittare una casa per guadagnare conviene? I pro e contro.

Per guadagnare e avere un buon rendimento da una casa in affitto, basta seguire alcuni accorgimenti. Il primo consiglio è quello di procedere all'affitto di casa, dalla scelta dell'inquilino alla stipula del contratto, in piena autonomia, senza rivolgersi ad una agenzia immobiliare, scelta che consente di abbattere i costi che l'agenzia immobiliare richiedere per aiutare il proprietario di casa ad affittarla.

Bisogna poi scegliere la migliore tipologia di contratto da stipulare in base a chi è l'inquilino e alle sue esigenze. Se, per esempio, si tratta di studenti universitari meglio optare per il canone di locazione a studenti universitari, che ha una durata massima di 36 mesi e che si trova in zona universitaria permette certamente di guadagnare, considerando il ricambio di studenti che potrebbe crearsi.

Se, invece, la casa deve essere affittata a una coppia, una famiglia o un single, solitamente si opta per il contratto di locazione a canone libero, tipologia più usata di contratto di affitto che una durata fissa di 4 anni, che si possono automaticamente rinnovare per ulteriori 4 anni e rappresenta il contratto più sicuro per il proprietario, in quanto implica la certezza di pagamento del canone per quattro anni, e più comodo per l’inquilino che ha la certezza di poter rimanere in quella casa per lungo tempo.

Altra possibilità è quella di scegliere la cedolare secca, molto conveniente per il proprietario perché permette di risparmiare sulla tassazione comprendendo in un’unica imposta Irpef, addizionale comunale e regionale, imposta di registro e bollo e si calcola sul totale dei canoni di locazione, ma che vincola il proprietario.

Chi opta per il regime agevolato della cedolare secca per affittare casa, infatti, non può modificare per effetto dell’adeguamento Istat il prezzo inizialmente stabilito per il canone di locazione. Ricordiamo che la cedolare secca prevede due aliquote: una al 21% per i contratti a canone libero (4+4) e una al 10% per i contratti a canone concordato (3+2, con condizioni contrattuali predefinite a livello locale).

Una volta scelto il contratto da stipulare, il passo successivo per guadagnare da una casa in affitto deve essere il calcolo del canone di locazione: il prezzo mensile da stabilire deve essere quanto più appropriato possibile a valore, condizione e ubicazione dell’immobile, ma deve permettere al proprietario di avere comunque un margine di guadagno perché affittare una casa a 400, 500, 600 euro o mille euro implica comunque spese e tasse da sostenere.

La cosa fondamentale da fare, però, quando si decide di affittare casa, per guadagnare e perchè la scelta sia conveniente, è scegliere l’inquilino giusto: accertarsi che si tratti di una persona o una famiglia referenziata, ‘sicura’ che sia in grado di pagare mensilmente il canone di affitto e non riservi ‘brutte sorprese’, considerando che con i tempi che corrono c’è il rischio di incorrere in inquilini morosi.

Se, dunque, si opta per la giusta tipologia di contratto in base a inquilino, si sceglie un buon inquilino e si definisce un buon prezzo, affittare una casa per guadagnare conviene certamente.

Affittare casa, come registrare il contratto

Chi stipula un contratto per affittare casa deve registrarlo all’Agenzia delle Entrate entro i 30 giorni successivi alla data della stipula. La registrazione dei contratti di affitto è obbligatoria per tutti i contratti di durata superiore ai 30 giorni: se, infatti, l’affitto è per un periodo inferiore ai 30 giorni, il contratto può anche non essere registrato.

Il contratto di affitto si può registrare o recandosi direttamente presso una sede dell’Agenzia delle Entrate del Comune dove si trova l’immobile o online sul sito delle stesse Entrate seguendo l’apposita procedura.

La registrazione del contratto di affitto alle Entrate prevede il pagamento di:

  • imposta di registro, che varia a seconda dell’immobile locato e per gli immobili in affitto per uso abitativo è del 2% del canone annuo, moltiplicato per le annualità del contratto;
  • imposta di bollo di 16 euro ogni 4 facciate scritte del contratto da registrare e, comunque, ogni 100 righe.

Affittare casa, tasse da pagare

Se per la registrazione del contratto di affitto all’Agenzia delle Entrate si pagano imposte di registro e di bollo, una volta affittata la casa vi sono ulteriori tasse da pagare sulla sua locazione. Stando a quanto stabilito dalla legge italiana, infatti, bisogna pagare l’Irpef sul reddito derivante dall’affitto che concorre alla formazione del reddito complessivo del proprietario.

Ogni anno, poi, in due rate, una a giugno e una a dicembre, bisogna pagare l’Imu che, come stabilito, è sempre a carico del proprietario di casa essendo l’imposta sul possesso degli immobili. Spetta, invece, agli inquilini il pagamento della Tasi sui cosiddetti servizi indivisibili comunali, quando prevista, e della Tari sui rifiuti.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il
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