Affitto concordato 2019, come funziona

Cosa prevede, quanto dura e come funziona l’affitto a canone concordato 2019: chi decide di prezzi dei canoni e agevolazioni previste

Affitto concordato 2019, come funziona

Cosa prevede l’affitto a canone concordato?

L’affitto a canone concordato è una tipologia contrattuale per immobili che prevede una durata di tre anni più due anni di rinnovo automatico se entro il termine dei primi tre anni non viene data disdetta nei tempi previsti da proprietario o inquilino. Il canone concordato non può essere applicato per locazioni brevi di durata da 1 a 18 mesi.

 

Come funziona l’affitto a canone concordato 2019? Da Torino a Firenze, Milano, Roma, Bologna, Brescia, Genova, Piacenza, Pavia, Venezia, Forlì, Napoli, Bari, Palermo, Cagliari, L’Aquila, Campobasso, Rimini, Perugia, Ferrara, Livorno, Pisa, le regole dell’affitto a canone concordato dipendono da Comuni e dalle associazioni più rappresentative a livello locale dei proprietari e degli inquilini.

Sono, infatti, i Comuni che stabiliscono modalità di valutazione degli immobili e, per ogni tipologia individuata e per ogni quartiere, un canone minimo e uno massimo. Vediamo come funziona l’affitto a canone concordato 2019?

  • Quali sono i prezzi dell’affitto a canone concordato 2019?
  • Come funziona la stipula del contratto di affitto a canone concordato?
  • Quali sono le differenze tra affitto a canone concordato e affitto a canone libero?
  • Quali sono le agevolazioni fiscali per case a canone concordato per proprietari e inquilini?


Quali sono i prezzi dell’affitto a canone concordato 2019

L’affitto a canone concordato prevede una durata di tre anni più due anni di rinnovo automatico se entro il termine dei primi tre anni non viene data disdetta nei tempi previsti da proprietario o inquilino. Il canone concordato non può essere applicato per locazioni brevi di durata da 1 a 18 mesi.

Una volta stabilite le condizioni di affitto a canone concordato è bene sapere che i prezzi del canone concordato 2019 vengono decisi da Comuni e associazioni per inquilini e proprietari e solitamente sono più convenienti di quelli previsti dagli affitti a canone libero.

Gli affitti a canone concordato, infatti, sono generalmente più bassi di quelli di mercato, calcolati nella fascia compresa tra i minimi e i massimi individuati, dovendo essere stabiliti specificatamente per tipologia di immobile e ubicazione dello stesso nelle diverse zone della città.

Come funziona la stipula del contratto di affitto a canone concordato

Una volta conosciuta la fascia di prezzo applicabile al canone di affitto concordato secondo la normativa vigente nel proprio Comune, proprietario e inquilino si accordano sulla somma da pagare mensilmente e la stipula del contratto si può effettuare, se si volesse, con l’assistenza delle associazioni della proprietà edilizia e dei conduttori.

Come detto, la scelta dell’assistenza delle associazioni è assolutamente facoltativa e non obbligatoria, ma è consigliabile per avere l’attestazione che accerta effettivamente che il contratto stipulato è conforme a quanto previsto dall’accordo territoriale. In ogni caso, tale attestazione delle essere sempre rilasciata dalle associazioni, anche se non assistono alla stipula vera e propria del contratto.

Affitto a canone concordato e affitto a canone libero: le differenze

Le differenze tra affitto a canone concordato e affitto a canone libero sono:

  • prezzo del canone concordato più basso di quelli di mercato, calcolati nella fascia compresa tra i minimi e i massimi individuati;
  • le agevolazioni fiscali.

Agevolazioni fiscali per affitti a canone concordato per proprietari e inquilini: quali sono

I proprietari di casa, infatti, se decidono di affittare casa con canone concordato, in base al Comune di residenza, possono godere di specifiche agevolazioni fiscali come:

  • imponibile irpef ridotto (la parte del canone, cioè, che va dichiarata sul 730 o sull'unico) del 66,5% invece dell'85% ordinario;
  • imposta di registrazione (che proprietario e inquilino devono di norma pagare metà per uno) ridotta all'1,4% annuo sul valore del canone, invece del 2%
  • aliquota unica ridotta dal 21% al 10% per chi sceglie il regime agevolato della cedolare secca.

Inoltre, i comuni possono stabilire aliquote più basse o maggiori detrazioni per Imu e Tasi. Stando a quanto previsto dalla legge, infatti, i Comuni hanno la possibilità di portare al 4 per mille l'aliquota Imu per le case affittate a canone concordato, invece che un’aliquota compresa tra il 7,6 e il 10,6 per mille delle seconde case.

Agevolazioni sono previste anche per gli inquilini a basso reddito che affittano casa a canone concordato: possono, infatti, agevolare delle detrazioni fiscali sulla dichiarazione dei redditi rispettivamente di 495,80 euro, se il reddito complessivo che non supera15.493,71 euro, e di 247,90 euro, se il reddito complessivo è di massimo 30.987,41 euro.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il
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