Assegno di mantenimento se il figlio viene disconosciuto deve essere dato o no

Come funziona l’assegno di mantenimento ai figli e cosa accade nei casi di disconoscimento: quale obbligo sussiste

Assegno di mantenimento se il figlio viene disconosciuto deve essere dato o no

L’assegno di mantenimento spetta se il figlio viene disconosciuto?

Stando a quanto stabilito dalla Cassazione, nei casi di disconoscimento del figlio, il genitore obbligato a versare l’assegno di mantenimento non è tenuto più ad assolvere a tale obbligo perché viene meno viene anche ogni obbligo di mantenimento basato sul rapporto di filiazione.

 

L’assegno di mantenimento ai figli deve essere corrisposto da ogni genitore nei casi di separazione e divorzio e viene calcolato in base alle situazioni economiche di ognuno dei genitori. Ma cosa accade nei casi di disconoscimento? L’ assegno di mantenimento deve essere dato se il figlio viene disconosciuto? Cerchiamo di seguito di capire come funziona e come si calcola l’assegno di mantenimento e cosa succede quando un figlio viene disconosciuto.

Assegno mantenimento per figlio: come si calcola

L’importo dell’assegno di mantenimento viene solitamente calcolato per i genitori in base al principio di proporzionalità: ogni genitore, secondo quanto previsto dalla legge, deve provvedere in proporzione alle sue capacità, considerando redditi (stipendio), patrimonio, capacità di lavoro, professionale o casalingo.
Tutti i criteri per il calcolo dell’importo dell’assegno di mantenimento, nel dettaglio, devono tenere conto di:

  1. risorse economiche dei genitori;
  2. esigenze attuali del figlio;
  3. tenore di vita goduto dal figlio quando la famiglia era unita;
  4. tempi che il figlio trascorre con ciascun genitore;
  5. valenza economica dei compiti domestici e di cura che ogni genitore svolge.

Tra gli elementi di valutazione economica, vi è anche l’assegnazione della casa dove la famiglia ha vissuto fino alla disgregazione del nucleo. Solitamente, come da legge previsto, se i genitori si separano, la casa coniugale viene assegnata al genitore convivente con i figli, per tutelare i figli e garantire loro di conservare l’ambiente domestico e di vita.

Il genitore cui la casa è assegnata ha il diritto di rimanere a viverci con i figli, disponendo dell’abitazione e di tutti i mobili e gli arredi presenti in casa, anche se l’immobile è cointestato all’altro o di proprietà esclusiva dell’altro. L’assegnazione della casa familiare concorre alla determinazione dell’assegno che l’altro genitore deve corrispondere, considerando che andare a vivere fuori dalla casa coniugale comporta ulteriori spese per affitto o acquisto di un altro immobile.

Assegno di mantenimento per figlio disconosciuto è dovuto?

Secondo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, a seguito di disconoscimento di paternità non c’è obbligo per il padre di continuare a versare il mantenimento. Se, infatti, il padre decide di disconoscere il figlio per mancanza di rapporto biologico figlio-padre, venendo meno il legame biologico tra padre e figlio, viene meno anche ogni obbligo di mantenimento basato sul rapporto di filiazione.

Secondo la Corte di Cassazione, chi è obbligato all’assistenza familiare non può evitarlo se scopre che il minore non è il proprio figlio per tradimento da parte della madre, per cui se il padre viene a sapere con certezza che il figlio non è proprio sarà comunque tenuto a versare il mantenimento fino a quando il giudice non disconosce formalmente la paternità.

Come funziona il disconoscimento

Il disconoscimento di paternità è un'azione legale che fa accertare e dichiarare dal giudice che tra un presunto padre e un presunto figlio nato nel matrimonio con la madre non sussiste, in realtà, alcun rapporto biologico.

Il disconoscimento di paternità del figlio nato nel matrimonio è facoltà sia del marito, sia della moglie, sia del figlio stesso. Il disconoscimento di paternità può avvenire entro un anno dalla nascita del figlio e se riesce a provare di non essere a conoscenza della propria impotenza di generare e quindi l’adulterio della moglie al tempo del concepimento, il termine decorre dal giorno in cui ne ha avuto conoscenza. In ogni caso l’azione di disconoscimento non può essere promossa oltre cinque anni dal giorno della nascita.

Il disconoscimento della paternità da parte della madre deve essere proposta entro sei mesi dalla nascita del figlio non può essere comunque proposta oltre cinque anni dal giorno della nascita.

Diversa è, invece, la situazione per figli: i figli che, infatti, vogliono promuovere azione di disconoscimento della paternità possono farlo dal momento di raggiungimento della maggiore età e l’azione è imprescrittibile e può essere anche avviata da un curatore speciale nominato dal giudice su richiesta del figlio minore.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il
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