Aumento importo Pensioni di invalidità deciso da Corte Costituzionale. A chi spetta e da quando

La decisione della Corte costituzionale rappresenta un importante precedente. Secondo i giudici, 285,66 euro al mese sono inadeguati dal punto di vista morale e da quello pratico.

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L'attesa decisione Corte costituzionale è finalmente arrivata: le pensioni di invalidità devono essere aumentate. L'importo che viene attualmente erogato, pari a 285,66 euro al mese, è inadeguato sia dal punto di vista morale e sia da quello pratico.

Dopo aver attraversato tutti i gradi di giudizio arriva all'epilogo la vicenda giudiziaria di una donna di 47 anni invalida al 100%, titolare sia dell'assegno di invalidità civile e sia dell'indennità di accompagnamento, destinato a chi non riesce a compiere in autonomia gli atti della vita quotidiana.

Nel ricorso contestava i 286,66 euro mensili ricevuti a cui si aggiungevano 10,33 euro di assegno di invalidità e 515,43 euro mensili di indennità di accompagnamento.

I giudici le hanno dato ragione spiegando che ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto di mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale. La decisione della Corte costituzionale rappresenta un importante precedente ed è destinato ad andare ben al di là di questa vicenda. Vediamo quindi tutti i dettagli tra

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Pensioni di invalidità, aumento importo deciso da Corte costituzionale

Nessun dubbio per i giudici della Corte costituzionale, chiamati a esprimersi dalla Corte di appello di Torino. L'erogazione di 285,66 euro al mese come pensione di invalidità viola la Costituzione italiana. Esattamente l'articolo 36, quello per cui i lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.

I dubbi dei giudici di secondo grado del capoluogo piemontese hanno dunque trovato terreno fertile.

La Corte d'appello di Torino aveva ravvisato possibili profili di incostituzionalità ovvero il possibile contrasto tra l'articolo della Costituzione che sancisce il diritto di ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere al mantenimento e all'assistenza sociale (l'articolo 36) e la determinazione della misura della pensione di invalidità civile ritenuta insufficiente a garantire il soddisfacimento delle minime esigenze vitali dell'invalido.

A chi spetta e da quando aumento importo pensioni di invalidità

Si resta in attesa del deposito delle motivazioni per capire quale sarà l'impatto reale di questa storica decisione. Al momento è chiaro che la pensione di invalidità aumenterà a  a tutti gli invalidi civili totali che abbiano compiuto i 18 anni e che non godano, in particolare, di redditi su base annua pari o superiori a 6.713,98 euro. E che tale aumento spetterà da subito, una volta che la sentenza sarà pubblicata in Gazzetta Ufficiale, ma solo per i nuovi invalidi. E qui nascono i primi problemi.

E, quindi, infatti è lecito credere che il legislatore possa adesso approvare una misura che vale per tutti gli invalidi al 100%. anche se in realtà le associazioni puntano ad una sistemazione intera del sistema, dala legge 104, all'aumento dell'accompagnamento, fino all'aumento dell'importo dell'invalidità civile almeno per chi ha 75%, ma anche meno, e ovviamente non solo in modo retroattivo.

La decisione del legislatore assume particolare rilevanza poiché la Corte costituzionale ha bloccato gli effetti retroattivi, che avrebbero avuto un significativo impatto dal punto economico, spiegando che le nuove disposizioni sulla pensione di invalidità valgono solo per il futuro ovvero dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza sulla Gazzetta Ufficiale. La partita è quindi tutta da giocare.

Per la pensione di inabilità è oggi necessaria la certificazione di una invalidità totale e permanente del 100%. Il sostegno spetta in misura intera se l'invalido non supera alcuni limiti di reddito personali e se provvede in autonomia al proprio sostentamento.

L'invalidità civile spetta ai cittadini con menomazioni congenite o acquisite ovvero a coloro con una riduzione della capacità di lavoro non inferiore a un terzo. Ma anche a chi ha meno di 18 anni e ha difficoltà continue allo svolgimento dei compiti e delle funzioni proprie dell'età e ai cittadini con più di 65 anni nella stessa situazione.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il
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