Azienda può chiedere risarcimenti danni al proprio al dipendente. Casi e rischi

Quali sono i casi in cui azienda può chiedere risarcimento danno al proprio dipendente e quando si arriva anche al licenziamento: cause e chiarimenti

Azienda può chiedere risarcimenti danni al proprio al dipendente. Casi e rischi

L’azienda può chiedere risarcimenti danni al proprio al dipendente?

Se il dipendente commette un errore o uno sbaglio talmente grave e importante da comportare un danno all'azienda, quest’ultima ha il diritto di chiedere al dipendente stesso un risarcimento danni.

 

L’assunzione con contratto, soprattutto a tempo indeterminato, prevede una certa stabilità e permette di beneficiare di una serie di misure di welfare aziendale che rappresentano certamente un vantaggio per il lavoratore stesso.

Ma attenzione, perché insieme a stabilità economica e benefit in caso di errore o sbaglio da parte del dipendente che causa un grave danno all’azienda, quest’ultima ha la facoltà di chiedere un risarcimento danni allo stesso dipendente.

Quando e come l’azienda chiede risarcimento danni al dipendente

Se il dipendente si rende colpevole di un errore sul lavoro o uno sbaglio che può provocare seri danni l’azienda, questa stessa, stando a quanto stabilito dalla Cassazione, ha la possibilità di farsi risarcire dal dipendente attraverso trattenute sullo stipendio. Non si ricorre, invece, al pignoramento per il recupero dei debiti considerando che reddito e debiti hanno entrambe origine dallo stesso rapporto di lavoro.

Il risarcimento del danno avviene trattenendo, dunque, una somma dello stipendio del lavoratore non l’intero stipendio e tocca ad un giudice valutare la cifra da trattenere in base al valore di crediti e debiti con l’azienda.

Prima di determinare la somma da versare al datore di lavoro, il giudice deve prima accertare la colpa del dipendente e l’effettiva esistenza di un danno conseguente ad una sua azione. Se il giudice non stabilisce la somma da trattenere e non autorizza la trattenuta, il datore di lavoro non può trattenere nulla in busta paga del proprio dipendente di sua spontanea volontà.

Trattenuta in busta paga del dipendente: come avviene

La trattenuta in busta paga per il risarcimento danni al datore di lavoro può interessare lo stipendio, gli straordinari, il Tfr, e, contrariamente al pignoramento, per la trattenuta non è previsto un importo massimo e ciò significa il datore di lavoro che chiede un risarcimento danni al proprio dipendente, se il credito è elevato, può anche decidere di non corrispondere completamente gli stipendi al dipendente fino a quando non avrà recuperato la somma dovuta di risarcimento per il danno causato.

Danno all’azienda: quando si rischia anche il licenziamento

Se per un errore o uno sbaglio che abbia arrecato danno all’azienda, la legge prevede la possibilità per il datore di lavoro di chiedere al dipendente un risarcimento danni, è bene sapere che in alcuni casi è previsto anche il licenziamento.

La Cassazione ha, infatti, considerato legittimo il licenziamento per il dipendente che commette un grossolano errore a lavoro, anche se per semplice disattenzione e non necessariamente per negligenza o malafede.

La stessa Cassazione ha, però, sottolineato che non basta un solo errore per essere licenziato e che bisogna sempre verificare la proporzionalità tra sanzione e fatti contestati, valutando caso per caso la gravità dell’eventuale errore.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il
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