Azienda può obbligare a lavorare in agosto i dipendenti o no

Per capire se un dipendente può essere obbligato a lavorare anche ad agosto ovvero nel mese delle vacanze per eccellenza occorre capire come è disciplinato il periodo di riposo.

Azienda può obbligare a lavorare in agos

Dipendenti obbligati a lavorare ad agosto, è possibile?

L'azienda può dire di no alle vacanze nel mese di agosto e obbligare il dipendente a presentarsi in sede e a lavorare. E dunque scegliere un altro periodo per assentarsi. Ma non lo può fare in maniera facoltativa e indiscriminata perché altrimenti andrebbe incontro a pesanti sanzioni. Devono sussistere valide ragioni e giustificati motivi per dire no.

Per i lavoratori italiani è proprio quello di agosto il mese prediletto per andare in vacanza. Lo dimostrano i numeri e le ricerche secondo cui, indipendentemente dalle condizione familiare, la fruizione di almeno due settimane di riposo nel mese più caldo nell'anno per andare al mare o in montagna, è il maggiore desiderio.

Sebbene le vacanze siano un diritto garantito dalla Costituzione e fissato a più riprese sia dalle norme generali e sia dai singoli Contratti collettivi nazionali di lavoro.

Non sempre però le esigenze di dipendenti e datori viaggiano di pari passo, anche e soprattutto perché a quest'ultimo spetta pure il compito di mediare tra le numerose esigenze ovvero le richieste degli altri lavoratori. In buona sostanza è impossibile dare seguito alle richieste se tutti i dipendenti decidono di assentarsi nello stesso periodo.

Ma il diniego da parte dell'azienda come si concilia con il diritto del dipendente a fruirle, in parte anche obbligatoriamente? È proprio quello che vedremo in questo articolo perché la questione si presenta puntuale tutti gli anni alla vigilia dell'estate:

  • Dipendenti obbligati a lavorare ad agosto, è possibile
  • Motivi per obbligare al lavoro nel mese di agosto

Dipendenti obbligati a lavorare ad agosto, è possibile

Per capire se un dipendente può essere obbligato a lavorare anche ad agosto ovvero nel mese delle vacanze per eccellenza occorre fare un passo indietro e capire come è disciplinato il periodo di riposo.

Perché da una parte ci sono i diritti dei lavoratori che non possono essere calpestati e dall'altra ci sono le prerogative dell'azienda che devono essere rispettate.

Ricordando come il punto di riferimento siano sempre i vari Ccnl (terziario e servizi, edilizia e legno, alimentari, credito e assicurazioni, tessili, trasporti, meccanici, agricoltura e allevamento, enti e istituzioni private, chimica, poligrafici e spettacolo, marittimi, enti pubblici) perché possono contenere particolarità in materia, in linea di massima per ogni anni di servizio il dipendente ha diritto a un periodo retribuito di 28 giorni di vacanza.

Almeno due settimane vanno preferibilmente fruite in maniera consecutiva mentre le restanti due vanno godute nei 18 mesi successivi alla maturazione. Si tratta di un diritto che è quasi un obbligo, tenendo conto che non possono essere in alcun modo trasformate in denaro.

Ebbene, il punto centrale da comprendere è l'assenza di qualunque tipo di disposizione sul periodo in cui godere le vacanze. Non c'è insomma differenza tra gennaio e agosto, tra maggio e settembre.

A norma di legge una settimana vale l'altra senza alcuna distinzione. Il principio che le regola è: il lavoratore chiede ma l'azienda dispone.

Tradotto in termini pratici significa che le vacanze vanno concordate con il datore, ma soprattutto che devono essere autorizzate affinché la fruizione avvenga nel rispetto dello svolgimento dei servizi di competenza della struttura di appartenenza.

In sostanza, l'azienda può dire di no alle vacanze nel mese di agosto e obbligare il dipendente a presentarsi in sede e a lavorare. E dunque scegliere un altro periodo per assentarsi. Ma non lo può fare in maniera facoltativa e indiscriminata perché altrimenti andrebbe incontro a pesanti sanzioni.

Devono sussistere valide ragioni e giustificati motivi per dire no. La più comune è proprio l'organizzazione interna perché prerogativa dell'impresa è assicurare la continuità del servizio. Se tutti i dipendenti decidessero di andare in vacanza nel mese di agosto la macchina produttiva si arresterebbe.

Motivi per obbligare al lavoro nel mese di agosto

Ma quali sono i criteri che spingono il datore a fare lavorare un dipendente anziché un altro nel mese di agosto? Qui entra in gioco il criterio del buon senso, associato magari ai principi della turnazione o dell'anzianità di servizio.

Accennavano alle sanzioni in caso di mancato rispetto del diritto alle vacanze dei dipendenti. L'azienda va incontro a una multa di base da 100 a 600 euro, ma se il comportamento coinvolte più di 5 lavoratori o si è verificato in almeno due anni, ammonta tra i 400 e i 1.500 euro.

Per poi salire da 800 a 4.500 euro e se i dipendenti coinvolti sono superiori a 10 o il mancato godimento si è verificato in almeno 4 anni.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il
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