Azienda può richiedere certificato vaccinale ad un dipendente o è illegale secondo leggi e CCNL 2021

Il datore è tenuto ad adottare le misure che sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro, anche in riferimento ai vaccini.

Azienda può richiedere certificato vacci

Certificato vaccinale, un'azienda può richiederlo o no?

Un'azienda può richiedere il certificato vaccinale solo se il vaccino stesso è obbligatorio ovvero se le normative vigenti prevedano il divieto di ingresso alle persone non vaccinate.

Non è la prima volta che la questione del vaccino e del relativo certificato da esibire per lavorare nei luoghi chiusi sale al centro dell'attenzione. Questa volta lo sta facendo con maggiore fragore in quanto la pandemia in corso non ha risparmiato proprio nessuno.

In realtà sono stati anche altri i virus che in maniera subdola sono stati trasmessi da uomo a uomo provocando malattie e morti. Già allora si ragionava sull'opportunità della vaccinazione obbligatoria. Pensiamo ad esempio ai vaccini antitetanica, antiepatite B o antitubercolare, le cui disposizioni sono oggi in vigore per alcune categorie di lavoratori italiani. Andando anche oltre la stretta attualità, ci domandiamo quindi se un'azienda può richiedere certificato vaccinale ad un dipendente o è illegale:

  • Certificato vaccinale, un'azienda può richiederlo o no
  • Il caso della certificazione vaccinale contro il Covid-19

Certificato vaccinale, un'azienda può richiederlo o no

Un'azienda può richiedere il certificato vaccinale solo se il vaccino stesso è obbligatorio ovvero se le normative vigenti prevedano il divieto di ingresso alle persone non vaccinate. Per fare alcuni esempi concreti, al personale sanitario con test tubercolinico negativo che opera in ambienti sanitari ad alto rischio di esposizione a ceppi multifarmacoresistenti o in ambienti ad alto rischio e che non possa, in caso di cuticonversione, essere sottoposto a terapia preventiva, per controindicazioni cliniche all'uso di farmaci specifici, deve essere incolulato il vaccino antitubercolare.

Al personale sanitario di nuova assunzione nel servizio sanitario nazionale e personale del servizio sanitario nazionale già impegnato in attività a maggior rischio di contagio, quello antiepatite B. Il vaccino antitetanica è invece obbligatorio per lavoratori agricoli, pastori, allevatori di bestiame, stallieri, fantini, conciatori, lavori degli ippodromi, spazzini, cantonieri, stradini, sterratori, minatori, fornaciai, addetti alla manipolazione dell’immondizia, addetti alla fabbricazione della carta e dei cartoni, lavoratori del legno, metallurgici e metalmeccanici.

Il punto di riferimento normativo è l'articolo 2087 Codice Civile, secondo cui l'imprenditore è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro. Il tutto senza dimenticare alcune importanti sentenze della magistratura.

Tra le tante ricordiamo quella della Commissione speciale del Consiglio di Stato, secondo cui la previsione della copertura vaccinale sia funzionale all'adempimento di un generale dovere di solidarietà che pervade e innerva tutti i rapporti sociali e giuridici.

Il caso della certificazione vaccinale contro il Covid-19

Nessuna disposizione di legge consente al datore di lavoro di richiedere al dipendente che si dichiara idoneo al lavoro la presentazione di un certificato di idoneità. Lo stesso ragionamento vale per la fornitura di un certificato di vaccinazione. Anche i datori di lavoro non possono tenere un registro di questo. Il Garante per la protezione dei dati personali ha già stabilito che i datori di lavoro non possono comunicare i nomi dei dipendenti contagiati, se non al medico del lavoro. Pertanto, anche i nomi dei dipendenti che rifiutano di essere vaccinati non possono essere elaborati.

Naturalmente, un datore di lavoro non può nemmeno trattare in modo sfavorevole i dipendenti che non desiderano essere vaccinati. Un lavoratore potrebbe sostenere che un licenziamento a seguito del suo rifiuto costituisce una discriminazione in base al suo stato di salute o un licenziamento irragionevole.

La sensibilizzazione è ovviamente sempre possibile ed è sempre una buona carta da giocare per convincere i reticenti a vaccinarsi. Un datore di lavoro può informare i suoi dipendenti dei vantaggi di una vaccinazione. I datori di lavoro possono anche offrire ai propri dipendenti un incentivo consentendo loro di essere vaccinati durante l'orario di lavoro e trattando il tempo trascorso a farlo come tempo di lavoro.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il