Bonus 50%-65% ristrutturazioni, la detrazione si può trasferire da marito a moglie e viceversa

A poter fruire del bonus 50%-65% ristrutturazioni sono i residenti e non, anche se titolari di reddito di impresa, che possiedono l'immobile nel quale effettuare gli interventi.

Bonus 50%-65% ristrutturazioni, la detra

Detrazione 50-65% può essere trasferita tra coniugi?

Il concetto importante da comprendere è che il bonus tiene conto dell’immobile oggetto dei lavori di ristrutturazione e non della persona. Significa che se il marito o la moglie hanno raggiunto il tetto massimo di spesa da portare in detrazione, il resto non può essere trasferito.

L'Italia è il Paese delle detrazioni e lo è ancora di più in questo periodo perché con i lavori di ristrutturazione privata si punta a rilanciare l'economia.

Ma se le norme su chi può fruire dell'agevolazione e per quali lavori è estremamente chiara, restano numerosi altri particolare su cui fare luce. Pensiamo ad esempio al trasferimento del bonus al 50% o al 65% per la ristrutturazione tra moglie e marito. Cosa prevedono le norme in vigore?

  • Detrazione 50-65% può essere trasferita tra coniugi o no
  • Interventi ammessi di manutenzione straordinaria, restauro e ristrutturazione

Detrazione 50-65% può essere trasferita tra coniugi o no

Disposizioni alla mano, la detrazione deve essere ripartita in 10 quote annuali di pari importo, nell’anno in cui è sostenuta la spesa e in quelli successivi.

Il bonus 50%-65% ristrutturazioni spetta al proprietario dell’abitazione o al titolare di diritto reale di godimento ovvero al detentore o al familiare convivente con questi soggetti. Il concetto importante da comprendere è che il bonus tiene conto dell’immobile oggetto dei lavori di ristrutturazione e non della persona. Significa che se il marito o la moglie hanno raggiunto il tetto massimo di spesa da portare in detrazione, il resto non può essere trasferito.

Il limite di 96.000 euro è annuale e riguarda il singolo immobile e le sue pertinenze unitariamente considerate, anche se accatastate separatamente. Gli interventi edilizi effettuati sulla pertinenza non hanno infatti un autonomo limite di spesa, ma rientrano nel limite previsto per l’unità abitativa di cui la pertinenza è al servizio.

Se gli interventi realizzati in ciascun anno consistono nella prosecuzione di lavori iniziati in anni precedenti, per determinare il limite massimo delle spese detraibili si deve tenere conto di quelle sostenute nei medesimi anni: si avrà diritto all’agevolazione solo se la spesa per la quale si è già fruito della relativa detrazione non ha superato il limite complessivo previsto. Ciascun contribuente ha diritto a detrarre annualmente la quota spettante nei limiti dell’Irpef dovuta per l’anno in questione.

Interventi ammessi di manutenzione straordinaria, restauro e ristrutturazione

Quali sono gli interventi di manutenzione straordinaria ammessi nel bonus? Alcuni esempi sono l’installazione di ascensori e scale di sicurezza, il miglioramento dei servizi igienici, la sostituzione di infissi esterni e serramenti o persiane con serrande e con modifica di tipologia di infisso, il rifacimento di scale e rampe.

Quali sono gli interventi di restauro e risanamento conservativo? Alcuni esempi sono gli interventi mirati all’eliminazione e alla prevenzione di situazioni di degrado, l’adeguamento delle altezze dei solai nel rispetto delle volumetrie esistenti, l’apertura di finestre per esigenze di aerazione dei locali.

Quali sono gli interventi di ristrutturazione edilizia? Rientrano in questa categoria la demolizione e la ricostruzione con la stessa volumetria dell’immobile preesistente, la modifica della facciata, la realizzazione di una mansarda.

A poter fruire del bonus 50%-65% ristrutturazioni sulla base delle normative in vigore fino alla fine dell'anno sono i residenti e non, anche se titolari di reddito di impresa, che possiedono l'immobile nel quale effettuare gli interventi.

I contribuenti ammessi sono le persone fisiche, compresi gli esercenti arti e professioni; i contribuenti che conseguono reddito d’impresa tra persone fisiche, società di persone, società di capitali; gli enti pubblici e privati che non svolgono attività commerciale; le associazioni tra professionisti.

Via libera anche alle cooperative di abitazione a proprietà indivisa per interventi realizzati su immobili posseduti e assegnati in godimento ai propri soci. E infine agli Istituti autonomi per le case popolari e agli enti che hanno le stesse finalità sociali dei predetti istituti, costituiti nella forma di società che rispondono ai requisiti della legislazione europea in materia di house providing.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il