Buoni pasto possono essere tolti ai dipendenti dall'azienda o no. Nuova sentenza Cassazione 2020

In tutti i Ccnl le regole sono piuttosto precise e prevedono che i buoni pasto possano essere utilizzati nelle sole giornate lavorative, comprese quelle festive.

Buoni pasto possono essere tolti ai dipe

I buoni pasto sono una costante del mercato del lavoro italiano. Sono infatti numerose le aziende che, nel rispetto del Contratto collettivo nazionale di lavoro di riferimento, utilizzano questo strumento per sostituire il servizio mensa. ma con la stessa facilità con cui sono assegnati possono anche essere revocati dalla Corte di Cassazione?

A rispondere è stata la Carte di Cassazione con una storica sentenza. Occorre però sapere subito che i ticket sono acquistati dall'azienda da una delle società emittenti in Italia.

Dopodiché i buoni pasto sono assegnati ai dipendenti che possono utilizzarli per ottenere un servizio mensa di importo pari al valore del ticket, che può essere cartaceo o elettrico, negli esercizi convenzionati con la stessa società che li ha emessi.

In tutti i Ccnl le regole sono piuttosto precise e prevedono che i buoni pasto possano essere utilizzati nelle sole giornate lavorative ovvero nei giorni festivi se il dipendente ha effettivamente lavorato in queste giornate ed è in grado di dimostrarlo.

Le regole valgono per tutti: per i lavoratori, per l'azienda, per la società che li ha emessi e per il pubblico esercizio che riceve il ticket. Ebbene quest'ultimo è chiamato a emettere lo scontrino fiscale e a fatturare i buoni ricevuti alla società emittente. Andiamo allora scoprire perché la sentenza della Corte di Cassazione ha un valore centrale nella disciplina dei buoni pasto e più precisamente:

  • Ai dipendenti possono essere tolti i buoni pasto
  • Nuova sentenza della Cassazione sui buoni pasto

Ai dipendenti possono essere tolti i buoni pasto

Sulla base del Contratto collettivo nazionale di lavoro (terziario e servizi, edilizia e legno, alimentari, credito e assicurazioni, tessili, trasporti, meccanici, agricoltura e allevamento, enti e istituzioni private, chimica, poligrafici e spettacolo, marittimi, enti pubblici) sono previste disposizioni differenti.

La linea generale prevede il riconoscimento dei buoni pasto ai dipendenti, a coloro che hanno un rapporto di collaborazione non subordinato e alle cosiddette categorie omogenee. L'attribuzione avviene preferibilmente con un apposito accordo sindacale o comunque con un regolamento aziendale in cui sono indicate le condizioni di utilizzo e le norme di riferimento, da consegnare ai dipendenti e ai nuovi assunti all'inizio del rapporto di lavoro.

Tra l'altro il datore può erogare il servizio sostitutivo di mensa con diverse modalità. Può ad esempio istituire il servizio di mensa per una categoria di dipendenti, il sistema dei buoni pasto per un'altra categoria o erogare una indennità sostitutiva per una terza fascia di dipendenti.

Mantiene insomma un ampio margine di manovra tenendo conto delle esigenze aziendali. La domanda è se la medesima libertà si riscontra anche per bloccare i buoni pasto. La risposta, come anticipato, arriva dalla Corte di Cassazione che ha stabilito la possibilità di revoca dei ticket in qualsiasi momento.

Nuova sentenza della Cassazione sui buoni pasto

La sentenza della Corte di Cassazione si muove da un assunto ben preciso. I buoni pasto non fanno parte dello stipendio ovvero non sono un emolumento occasionale e come tale possono essere sempre revocati senza intaccare i diritti dei lavoratori.

Sono considerati compensi in natura sottoposti a tassazione Irpef. Non generano reddito imponibile né fiscale né contributivo per il lavoratore se il valore non ecceda l'importo di 4 euro se in formato cartaceo e di 8 euro se in formato elettronico. L'eventuale maggiore valore è assoggettato a tassazione come fringe benefit.

Dal punto di vista fiscale, per le aziende in contabilità semplificata i costi per l'acquisto dei ticket sono deducibili per cassa e nel periodo di imposta del pagamento.

Per le aziende in contabilità ordinaria i costi sono invece deducibili per competenza con riferimento alla data in cui il lavoratore riceve il buono pasto, senza tenere conto della data di effettivo utilizzo. In ogni caso si possono utilizzare fino a 8 buoni pasto contemporaneamente nell'arco della stessa spesa all'esercizio convenzionato.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il
Puoi Approfondire
Ultime Notizie