Buoni pasto possono essere tolti se si lavora in smart working o no

I buoni pasto sono spendibili fino alla data di scadenza indicata e, se non utilizzati nei tempi indicati, possono essere restituiti ed eventualmente sostituiti.

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Se si lavora in smart working possono essere tolti i buoni pasto?

Se si lavora in smart working possono essere tolti i buoni pasto. L'operazione è legittima quando il buono pasto - come accade nella maggior parte dei casi - non rientra nella retribuzione ovvero non contribuisce a creare reddito. Ben diverso è il caso se, secondo contratto, il buono pasto assume un carattere retributivo e non costituisce un servizio sociale. In questa circostanza anche si lavora in smart working i buoni pasto non possono essere tolti.

Buoni pasto e smart working viaggiano di pari passo? O meglio, chi lavora in smart working riceve sempre e comunque i buoni pasto o possono essere tolti?

Anticipiamo subito che a fare la differenza è il contratto collettivo nazionale di lavoro applicato tra terziario e servizi, edilizia e legno, alimentari, credito e assicurazioni, tessili, trasporti, meccanici, agricoltura e allevamento, enti e istituzioni private, chimica, poligrafici e spettacolo, marittimi, enti pubblici.

Il valore nominale del buono pasto può infatti costituire o meno reddito da lavoro fino all'importo esente previsto dalla normativa vigente. Oltre questa soglia la differenza può formare reddito imponibile ed è assoggettato alle ritenute di legge.

L'erogazione dei buoni pasto ai dipendenti viene effettuata di norma il mese successivo a quello di riferimento sulla base delle presenze fisiche. Ma cosa accade appunto con lo smart working ovvero con il lavoro a distanza, anche e soprattutto da casa?

Di più: i buoni pasto sono spendibili fino alla data di scadenza indicata e, se non utilizzati nei tempi indicati, possono essere restituiti ed eventualmente sostituiti dalla ditta fornitrice.

Lo smart working è invece un modello di organizzazione del lavoro basato sulla maggiore flessibilità di autonomia nella scelta di spazi, orari e strumenti da utilizzare da parte dei lavoratore a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati. Vediamo in questo articolo

  • Se si lavora in smart working possono essere tolti i buoni pasto
  • Buoni pasto nel lavoro a distanza servono o no

Se si lavora in smart working possono essere tolti i buoni pasto

Qualunque sia il contratto collettivo nazionale di lavoro di riferimento, i buoni pasto presentano alcune caratteristiche comuni.

Sono infatti utilizzati durante la giornata lavorativa, anche se domenicale o festiva, solo dai prestatori di lavoro subordinato, a tempo pieno e parziale, anche se l'orario di lavoro non prevede una pausa per il pasto, oltre che dai lavoratori che hanno instaurato con il cliente un rapporto di collaborazione anche non subordinato.

Dal punto di vista pratico, permettono al lavoratore di ricevere un servizio sostitutivo di mensa di importo pari al valore facciale del buono pasto. In ogni caso i buoni pasto sono utilizzabili esclusivamente per l'intero valore facciale.

Non rappresentano il documento che consente all'esercizio convenzionato di provare la prestazione nei confronti delle società di emissione. Infine, altra caratteristica da ricordare è che non sono cedibili, commercializzabili, cumulabili o convertibili in denaro.

Verrebbe da chiedersi perché assegnare un buono pasto come alternativa alla mensa al lavoratore che presta il suo servizio da casa. Ed è proprio questo il nodo della questione.

Se si lavora in smart working possono essere tolti i buoni pasto. L'operazione è legittima quando il buono pasto - come accade nella maggior parte dei casi - non rientra nella retribuzione ovvero non contribuisce a creare reddito.

Ben diverso è il caso se, secondo contratto, il buono pasto assume un carattere retributivo e non costituisce un servizio sociale. In questa circostanza anche si lavora in smart working i buoni pasto non possono essere tolti.

Buoni pasto nel lavoro a distanza servono o no

La regola di base per l'applicazione dello smart working è il riconoscimento dello stesso trattamento economico per chi lavora in presenza, anche in riferimento al buono pasto.

Quest'ultimo è uguale per tutti e deve contenere uno spazio riservato alla apposizione della data di utilizzo, della firma dell'utilizzatore e del timbro dell'esercizio convenzionato presso il quale il buono pasto viene utilizzato.

Ma anche il limite temporale di utilizzo, la ragione sociale e il codice fiscale della società di emissione, il codice fiscale o la ragione sociale del datore di lavoro, il codice fiscale o la ragione sociale del datore di lavoro, il valore facciale espresso in valuta corrente.

Infine, è fondamentale che la presenza della dicitura "il buono pasto non è cumulabile, né cedibile, né commerciabile, né convertibile in denaro e può essere utilizzato solo se datato e sottoscritto dall'utilizzatore".

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il
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