Calcolo Iscro (cassa integrazione per partite iva) con esempi concreti. Importi e mensilità

Per beneficiare della Iscro i lavoratori devono essere titolari di partita Iva attiva da almeno 4 anni, alla data di presentazione della domanda.

Calcolo Iscro (cassa integrazione per pa

Quali sono importi e mensilità della Iscro?

L'Iscro è una indennità semestrale pari al 25% di quanto percepito nell'anno precedente e varia da 250 a 800 euro al mese. La cifra va considerata netta in quanto non concorrerà alla formazione del reddito imponibile.

C'è l'indennità Iscro tra le novità più interessanti che riguarda i lavoratori autonomi. Acronimo di Indennità straordinaria reddituale e operativa, si tratta di una sorta di cassa integrazione che resta in vigore per 3 anni (dal 2021 al 2023), destinata appunti agli autonomi iscritti alla gestione separata dell'Inps.

L'erogazione non è automatica in quanto occorre presentare domanda, ma non prima di aver verificato il possesso dei requisiti richiesti. A quel punto si può passare alla fase successiva ovvero quella del calcolo degli importi e delle mensilità.

Nel caso di accettazione della domanda, la somma che si ottiene non è infatti fissa, ma legata ai ricavi e ai compensi percepiti nell'anno precedente alla richiesta. Esaminiamo quindi:

  • Importi e mensilità Iscro, calcoli ed esempi
  • Come viene finanziata la Iscro ai lavoratori autonomi

Importi e mensilità Iscro, calcoli ed esempi

Se l'Inps, previo accertamento dei requisiti necessari, accetta la domanda del lavoratore autonomo, inizia a erogare la Iscro dal giorno seguente a quello di presentazione della richiesta. Si tratta di una indennità semestrale pari al 25% di quanto percepito nell'anno precedente e varia da 250 a 800 euro al mese.

La cifra va considerata netta in quanto non concorrerà alla formazione del reddito imponibile. Dal punto di vista normativo, l'erogazione della Iscro prevede la partecipazione da parte del beneficiario a corsi di aggiornamento professionale. Allo stesso tempo. la cessazione della partita Iva nel corso dell'erogazione dell'indennità ne determina la decadenza.

Infine, la prestazione può essere richiesta una sola volta anche se la misura resta in vigore per 3 anni. Come vedremo nel dettaglio nel paragrafo successivo, la Iscro è finanziata con l'aumento dell'aliquota contributiva della gestione separata dell'Inps dello 0,26% per l'anno 2021 e dello 0,51% per gli anni 2022 e 2023.

In ogni caso, per beneficiare della Iscro i lavoratori devono essere titolari di partita Iva attiva da almeno 4 anni, alla data di presentazione della domanda, per l'attività che ha dato titolo all'iscrizione alla gestione previdenziale in corso.

Devono aver dichiarato, nell'anno precedente alla presentazione della domanda, un reddito non superiore a 8.145 euro, annualmente rivalutato sulla base della variazione dell'indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati rispetto all'anno precedente.

Non devono beneficiare del reddito di cittadinanza e né essere titolari di trattamento pensionistico diretto e non essere assicurati ad altre forme previdenziali obbligatorie. E infine è richiesta la regolarità della contribuzione previdenziale.

Come viene finanziata la Iscro ai lavoratori autonomi

L'ultima legge di Bilancio ha disposto un aumento dell'aliquota pari a 0,26% per il 2021 e allo 0,51% per il 2022 e il 2023. Il contributo è a carico dei lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata dell'Inps e non assicurati ad altre gestioni di previdenza.

L'obiettivo è finanziare in parte l'Indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa, la cosiddetta Iscro. Di conseguenza, i lavoratori non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie per i quali è prevista la contribuzione aggiuntiva Dis-Coll sono soggetti a un'aliquota del 34,23% (33,00 IVS + 0,72 + 0,51 aliquote aggiuntive) mentre per i lavoratori non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie per i quali non è prevista la contribuzione aggiuntiva Dis-Coll è del 33,72% (33,00 IVS + 0,72 aliquota aggiuntiva).

Dopodiché per i titolari di pensione o provvisti di altra tutela pensionistica obbligatoria è del 24%. I professionisti non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie versano il 25,98% (25,00 IVS + 0,72 aliquota aggiuntiva + 0,26 Iscro). I titolari di pensione o provvisti di altra tutela pensionistica obbligatoria il 24%. La divisione dell'onere contributivo tra collaboratore e committente è nella misura rispettivamente di un terzo e due terzi.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il