Cartella esattoriale: notifica, pagamento, prescrizione

Tutto sulle cartelle esattoriali dalla notifica al pagamento, fino alle nuovi disposizioni relative alla prescrizione contenute nella bozza di Legge di Bilancio 2018, in approvazione.

Cartella esattoriale: notifica, pagamento, prescrizione

Che cos’è una cartella esattoriale?

La cartella esattoriale è un atto attraverso il quale l’Agenzia delle Entrate – Riscossione, richiede un pagamento ai contribuenti debitori, nei confronti di vari enti come ad esempio: l’Inps, i Comuni, ecc.. La gestione in merito alla riscossione dei tributi non compete più all’Equitalia, ma all’Agenzia delle Entrate in qualità di ente di Riscossione, che utilizza la cartella esattoriale come mezzo per recuperare le somme dovute a titolo d'imposte o tasse, tributi speciali, oneri sanzioni ecc. dai contribuenti insolventi. 

Parlare di cartella esattoriale, significa fare un resoconto partendo dalla lettura della cartella di pagamento, passando per la notifica fino alla prescrizione. Elementi semplici, ma nel contesto ci mostrano un quadro chiaro delle imposte oggetto della cartella, di come pagarla, e del perché il termine ultimo di prescrizione si allontani (forse) in modo non consono ai diritti dei contribuenti.

Cartella esattoriale: notifica, pagamento, prescrizione

Secondo quanto chiarito dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione, nelle cartelle di pagamento vengono riportati specifici dati, dai quali il contribuente può risalire al tributo non pagato, e alle indicazioni di come procedere per il pagamento, quali:

  • importo della somma/e non versate;
  • pagamento: dove pagare, come pagare entro quando pagare;
  • invito a provvedere entro 60 giorni;
  • come richiedere la rateazione di pagamento;
  • dove e come presentare ricorso;
  • notifica della cartella;
  • nome del responsabile del procedimento d'iscrizione a ruolo e di quello di emissione.

Cosa succede se la cartella esattoriale non viene pagata? Si avvia la procedura di riscossione, per le cartelle iscritte a ruolo e non saldate. Partono i procedimenti diretti all’esecuzione forzata con il pignoramento del conto corrente o della casa ecc.. In sostanza, l’Ente di Riscossione si rivale sui beni mobili e immobili del contribuente per il recupero del credito.

In sintesi l’Agenzia delle Entrate - Riscossione, riceve il mandato dai vari enti, successivamente avvia le procedure di recupero contro il contribuente debitore in 3 mosse, quali:

  1. prepara e notifica le cartelle;
  2. si adopera per la riscossione delle somme a carico del contribuente debitore, successivamente procede al riversamento alle casse dello Stato e degli altri enti impositori;
  3. nel caso in cui il contribuente omette il pagamento, avvia l’esecuzione forzata.

Quando alla cartella esattoriale si aggiungono gli interessi? Trascorso il termine perentorio dei 60 giorni, all'importo relativo alle somme iscritte a ruolo vanno aggiunti gli interessi di mora, calcolati giorno per giorno partendo dalla data di notifica. In più va sommato l’onere di riscossione che viene calcolato sia sul capitale che sugli interessi di mora. Infine, vanno incorporate tutte le spese derivate dal ritardato oppure mancato pagamento della cartella stessa.

Come avvenire la notifica della cartella di esattoriale? Di solito la cartella di pagamento viene inviata con raccomandata a.r. consegnata da un postino con le qualifiche di messo notificatore. È possibile riceverla anche attraverso un email con l’utilizzo della Posta elettronica certificata (Pec).

Nell’ipotesi in cui, il destinatario sia irreperibile per vari motivi la cartella viene notificata attraverso il deposito dell’atto nella Casa Comunale. Attraverso l’affissione dell’avviso di deposito in busta chiusa e sigillata alla casa di abitazione, ufficio o azienda del contribuente. Infine, viene inviata una raccomandata contenente l’avviso per il contribuente di recarsi negli uffici predisposti per informarlo dell’esecuzione dell’atto. In questo caso, per legge l'atto si intende regolarmente notificato. 

La prescrizione delle cartelle esattoriale: gli ultimi aggiornamenti

Il discorso della prescrizione di un debito fiscale è relazionato al tempo. Il contribuente può far valere il diritto di prescrizione su una cartella esattoriale, qualora, non siano sopraggiunti atti interruttivi della prescrizione. Solo in presenza di una reale prescrizione, che siano trascorsi dai 3 ai 5 anni fino a 10 anni può non pagare determinate imposte come ad esempio: “IRPEF, IRAP, IVA, IMU, TARI, TASI, Canone RAI, multe e contributi previdenziali ecc.”.

Rammentate, che ogni tributo ha la sua data di prescrizione che si aggira intorno ai 5 anni fino ai 10 anni. Partendo dal presupposto che la prescrizione è un vantaggio solo per il contribuente, che "salvo intoppi", può aspettare con le dita incrociate il sopraggiungere della prescrizione “tirando un sospiro di sollievo” vedendosi alleggerire il ruolo debitorio. Per l’Agenzia delle Entrate - Riscossione, rappresenta una vera sanzione, in quanto, vede svanire la possibilità di recuperare il credito.

A tal proposito, potrebbe ritornare un incubo per il contribuente. Infatti, nella prossima Legge di Bilancio 2018, ancora in via di approvazione, potrebbe scoccare la campanella che farebbe letteralmente resuscitare i vecchi debiti. Parliamo dei debiti che di norma risulterebbero prescritti. Ai quali, viene concesso un ulteriore lasso di tempo allungando le prescrizioni brevi di tre e cinque anni portandole a dieci anni. In sostanza, L’Agenzia delle Entrare – Riscossione, potrebbe mettere le mani su tutte quelle cartelle ormai prescritte.

Un vantaggio per l’Ente di Riscossione che incassa crediti estinti, un danno per i contribuenti che non hanno aderito alla rottamazione, pensando che il debito fosse del tutto prescritto.

Autore: Antonella Tortora
pubblicato il