Che cosa succede in caso di annullamento parziale cartella Agenzia Entrate nel 2021

Se il contribuente ritiene illegittimo una cartella ricevuta può chiedere alla Commissione tributaria provinciale l'annullamento totale o parziale.

Che cosa succede in caso di annullamento

Annullamento parziale cartella Agenzia entrate, che cosa succede?

Lo sgravio parziale non comporta una nuova iscrizione a ruolo e quindi la produzione e la notifica di una nuova cartella esattoriale di importo evidentemente ridotto rispetto a quello iniziale.

Sono i precedenti a dimostrare come la correttezza formale e sostanziale sia centrale ai fine della validità della cartella esattoriale di pagamento emessa dall'Agenzia delle entrate. Detto in un altro modo, sia nel caso in cui il fisco abbia effettuato calcoli errati e sia se non abbia rispettato il protocollo previsto, il contribuente può proporre ricorso per l'annullamento della cartella.

Il risultato può essere di tre tipi: il rigetto delle tesi del ricorrenti, l'accoglimento totale della sua posizione, l'accoglimento parziale. Ci domandiamo allora cosa succede in questo ultimo caso alla luce della complessità della normativa fiscale in vigore:

  • Annullamento parziale cartella Agenzia entrate, che cosa succede
  • Come chiedere l'annullamento della cartella di pagamento

Annullamento parziale cartella Agenzia entrate, che cosa succede

Sono tre i gradi di giudizio a cui può appellarsi il contribuente in seguito alla ricezione di una cartella esattoriale. Nel caso in cui l'accoglimento sia in parte ovvero il giudice disponga l'annullamento parziale, ecco che c'è una prima conseguenza. Lo sgravio parziale non comporta una nuova iscrizione a ruolo e quindi la produzione e la notifica di una nuova cartella esattoriale di importo evidentemente ridotto rispetto a quello iniziale. La medesima fluidità è prevista quando c'è di mezzo una notifica.

In pratica l'iscrizione non deve essere anticipata da una nuova iscrizione a ruolo e dalla notifica di una cartella revisionata di pagamento. Condizione fondamentale per arrivare a tale determinazione è l'avvio di un contenzioso tributario da parte del contribuente con l'obiettivo di farsi annullare la cartella di pagamento. Stando sempre ben attenti a calcolare costi e tempi della sua azione e dunque la posta in gioco.

Il ricorso in primo grado è davanti alla Commissione tributaria provinciale competente. Il contribuente può impugnare gli atti emessi dall'Agenzia delle entrate così come dall'Agenzia delle Dogane e dei monopoli, da regioni, enti locali, camere di commercio, dai soggetti iscritti all'albo per l'accertamento e la riscossione delle entrate degli enti locali e contro le cartelle di pagamento e i provvedimenti emessi dagli agenti della riscossione.

Il ricorso in appello è davanti alla Commissione tributaria regionale. In questa sede il contribuente può proporre impugnazione per le sentenze emesse dalle Commissioni tributarie provinciali.

Come chiedere l'annullamento della cartella di pagamento

Se il contribuente ritiene illegittima una cartella ricevuta può chiedere alla Commissione tributaria provinciale l'annullamento totale o parziale. Se l'esito del ricorso non è favorevole al ricorrente, la riscossione del tributo e delle sanzioni è prevista dopo la notifica dell'accertamento in caso di imposte dirette, Iva, imposta complementare per il maggior valore accertato di registro ed è pari a un terzo.

Ed è prevista dopo la decisione della Commissione tributaria provinciale in caso di sentenza sfavorevole al contribuente (due terzi degli importi dovuti), sentenza parzialmente sfavorevole al contribuente (non oltre i due terzi). Dopodiché è prevista dopo la decisione della Commissione tributaria regionale in caso di sentenza in tutto o in parte sfavorevole al contribuente con il pagamento del residuo ammontare indicato nella sentenza. La riscossione avviene dopo la sentenza della Corte di cassazione in caso di sentenza definitiva in tutto o in parte sfavorevole al contribuente e di sentenza di annullamento con rinvio.

Nel primo caso per il residuo ammontare indicato nella sentenza, nel secondo l'ammontare dovuto nella pendenza del giudizio di primo grado o l'intero importo indicato nell'atto, in caso di mancata riassunzione. Si evince quindi che il contribuente può appellare la sentenza della Commissione provinciale alla Commissione regionale competente. Lo deve fare entro 60 giorni dalla notifica effettuata da una delle parti.

Infine, le sentenze in appello possono essere impugnate con ricorso per Cassazione per motivi attinenti alla giurisdizione, violazione delle norme sulla competenza, quando non è prescritto il regolamento di competenza, violazione o falsa applicazione di norme di diritto, nullità della sentenza o del procedimento, omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il