Che cos'è il verbale di conciliazione sul lavoro. Spiegazione e significato

Il compito di un conciliatore è di facilitare la comunicazione tra le parti in controversia e di indirizzarle verso un accordo ovvero il verbale di conciliazione sul lavoro.

Che cos'è il verbale di conciliazione su

Verbale di conciliazione sul lavoro, che cos'è?

Il verbale di conciliazione sul lavoro è il documento che contiene i termini dell'accordo raggiunto in seguito al contenzioso tra le parti. La strada per il suo raggiungimento è duplice. Da una parte c'è quello in sede giudiziale davanti al giudice del lavoro. Dall'altra c'è quello in via stragiudiziale presso la direzione provinciale del lavoro o in sede sindacale.

Laddove i contrasti sul lavoro sono così pronunciati si rende necessaria la figura del conciliatore che metta d'accordo le parti ovvero datore e dipendente. La sintesi dell'intesa è appunto il verbale di conciliazione sul lavoro.

La conciliazione può essere utilizzata in varie situazioni, ma è più comunemente utilizzata nelle controversie in materia di diritto del lavoro. Vediamo meglio:

  • Verbale di conciliazione sul lavoro, che cos'è
  • Significato verbale di conciliazione sul lavoro

Verbale di conciliazione sul lavoro, che cos'è

Il verbale di conciliazione sul lavoro contiene i termini dell'accordo raggiunto in seguito al contenzioso tra le parti. La strada per il suo raggiungimento è duplice.

Da una parte c'è quello in sede giudiziale davanti al giudice del lavoro. Dall'altra c'è quello in via stragiudiziale presso la direzione provinciale del lavoro o in sede sindacale. Ancora più precisamente, le sedi di conciliazioni possibili sono:

  • Commissione di conciliazione amministrativa presso la direzione provinciale del lavoro
  • Sindacale
  • Giudiziale
  • Conciliatore monocratico
  • Camere conciliative previste dalla contrattazione collettiva
  • Commissioni di certificazione
  • Collegio di conciliazione e arbitrato

Punto in comune è proprio la conclusione sintetizzata nel verbale di conciliazione che deve necessariamente contenere alcuni elementi.

Innanzitutto l'indicazione delle parti e dei soggetti che le rappresentano. Quindi la sede di sottoscrizione del verbale, dopodiché l'oggetto del contenzioso sul lavoro. Infine, l'accordo che definisce la controversia e la sottoscrizione delle parti e del conciliatore.

Significato verbale di conciliazione sul lavoro

Provando a fare un passo indietro, l'iter prende le mosse dalla richiesta del tentativo di conciliazione che deve contenere nome, cognome e residenza dell'istante e del convenuto. Quindi il luogo dove è nato il rapporto ovvero dove si trova l'azienda o sua dipendenza alla quale è addetto il lavoratore o nella quale prestava la sua opera al momento della fine del rapporto.

Dopodiché il luogo dove inviare alla parte istante le comunicazioni riguardanti la procedura. Infine, l'esposizione dei fatti e delle ragioni a fondamento della pretesa.

Il compito di un conciliatore è principalmente di facilitare la comunicazione tra le parti in controversia e di indirizzarle verso un accordo da sintetizzare nel verbale di conciliazione sul lavoro. Di solito considera la posizione di ciascuna parte e può esprimere la propria opinione sul merito di ogni argomento e raccomandare un risultato equo.

Una volta che le parti in controversia hanno concordato un processo di conciliazione viene nominato un conciliatore indipendente (giudice, sindacalista, commissione di conciliazione presso la direzione provinciale del lavoro) con l'obiettivo di aiutare le parti a raggiungere un accordo, fornendo spesso la propria opinione dopo aver valutato la situazione e le diverse argomentazioni.

In sede giudiziale l'articolo di riferimento è il 420 del Codice di procedura civile, secondo cui nell'udienza fissata per la discussione della causa il giudice interroga liberamente le parti presenti, tenta la conciliazione della lite e formula una proposta transattiva o conciliativa.

La mancata comparizione personale delle parti o il rifiuto della proposta transattiva o conciliativa del giudice senza giustificato motivo sono considerati un comportamento valutabile dal giudice ai fini del giudizio. In ogni caso, precisa anche il primo comma, se ricorrono gravi motivi, le parti possono modificare le domande, eccezioni e conclusioni già formulate, previa autorizzazione del giudice.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il