Chi ha partita iva può detrarre vestiti e calzature come spese di rappresentanza nel 2021

Punto di partenza normativo è il Tuir nella parte in cui specifica che le spese e gli altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi sono deducibili.

Chi ha partita iva può detrarre vestiti

Spese di rappresentanza 2021, si possono detrarre vestiti e calzature?

Le spese relative all'acquisto di beni mobili adibiti promiscuamente all'esercizio dell'arte o professione e all'uso personale o familiare del contribuente - e in cui sembrano rientrare a pieno titolo vestiti e calzature - possono essere dedotte nella misura del 50% se il costo è inferiore a 516 euro.

Si chiamano spese di rappresentanza e sono quelle sostenute dal lavoratore autonomo o dal libero professionista con finalità promozionali o di pubbliche relazioni.

Al pari di quanto avviene con i costi per l'esercizio della propria attività, ci domandiamo se anche queste rientrano tra quelle deducibili e più precisamente se lo possono essere quelle per vestiti e calzature.

  • Spese di rappresentanza 2021, si possono detrarre vestiti e calzature o no
  • Norme, leggi, circolari e sentenze sulle spese di rappresentanza

Spese di rappresentanza 2021, si possono detrarre vestiti e calzature o no

Quando parliamo di costi per vestiti e calzature si parla di spese promiscue. E in qualche modo è inevitabile che sia così perché questi stessi capi possono essere usati anche al di fuori del contesto lavoratori e, anzi, nella maggior parte dei casi è sempre così.

Il secondo fondamentale concetto da capire è quello del reddito da lavoro autonomo che è la differenza fra i compensi netti percepiti nel periodo d'imposta (e dunque sottratte le imposte e i contributi) e le spese sostenute nell'esercizio della professione.

Infine, quando parliamo di costi per vestiti e calzature non c'è alcun riferimento alla divisa da lavoro o alla tuta ovvero all'abbigliamento d'ordinanza richiesto in alcuni mestieri.

In ogni caso deve sempre esistere un legame diretto tra esercizio dell'attività e i costi. E per alcune professioni è proprio così perché l'abbigliamento adeguato al contesto è la chiave per entrare in alcuni ambienti. Ebbene, non c'è una norma specifica che stabilisca una volta per tutte se chi ha partita Iva può detrarre vestiti e calzature come spese di rappresentanza nel 2021.

Occorre fare riferimento a interpretazioni di norme, leggi, circolari e sentenze sulle spese di rappresentanza, come vedremo meglio nel paragrafo successivo. Da cui emerge che le spese relative all'acquisto di beni mobili adibiti promiscuamente all'esercizio dell'arte o professione e all'uso personale o familiare del contribuente - e in cui sembrano rientrare a pieno titolo vestiti e calzature - possono essere dedotte nella misura del 50% se il costo è inferiore a 516 euro.

Norme, leggi, circolari e sentenze sulle spese di rappresentanza

Punto di partenza normativo è il Tuir (Testo unico delle imposte sui redditi), nella parte in cui specifica che le spese e gli altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi, tranne gli oneri fiscali, contributivi e di utilità sociale, sono deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito o che non vi concorrono in quanto esclusi.

Successivamente l'Agenzia delle entrate è più volte intervenuta nella questione, precisando anche che le spese relative all'attività professionale sono quelle sostenute per lo svolgimento di attività o per l'acquisizione di beni da cui derivano compensi che concorrono alla formazione del reddito professionale. È necessario pertanto che sussista una connessione funzionale, anche indiretta, dei costi sostenuti rispetto alla produzione dei compensi che concorrono a formare il reddito di lavoro autonomo.

Come prevedibile, la questione è finita più volte davanti ai giudici con la Corte di Cassazione che ha fatto presente come il soggetto passivo abbia diritto di detrarre l'imposta assolta o dovuta o a lui addebitata a titolo di rivalsa in relazione ai beni e ai servizi importati o acquistati nell'esercizio dell'impresa, arte o professione.

Infine, secondo la normativa europea, si considera soggetto passivo chiunque esercita, in modo indipendente e in qualsiasi luogo, un'attività economica, indipendentemente dallo scopo o dai risultati dell'attività. E allo stesso tempo si considera attività economica ogni attività di produzione, di commercializzazione o di prestazione di servizi, comprese le attività estrattive, agricole, nonché quelle di professione libera o assimilate.

Si considera, in particolare, attività economica lo sfruttamento di un bene materiale o immateriale per ricavarne introiti aventi carattere di stabilità.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il