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Chi non ha diritto alla Naspi nel 2024 in caso di licenziamento e quando può essere sostituita da altro

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Quali sono i casi in cui la Naspi per la disoccupazione non spetta anche per licenziamento: cosa prevedono norme in vigore e chiarimenti
Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il
e aggiornato con informazioni attualizzate il
Chi non ha diritto alla Naspi nel 2024 in caso di licenziamento e quando può ess

La Naspi è l'indennità di disoccupazione che può essere richiesta da tutte le persone che restano involontariamente senza lavoro. Si tratta principalmente di chi viene licenziato, ma spetta anche a chi non viene licenziato direttamente e perde la propria occupazione a causa di dimissioni per giusta causa.

Tuttavia, non sempre in caso di licenziamento spetta la Naspi. Analizziamo nel dettaglio in quali casi di licenziamento non si ha diritto all'indennità di disoccupazione nel 2025 e quali eventuali altre forme di sostegno economico possono sostituirla.

Chi ha diritto alla Naspi nel 2025

Prima di esaminare chi non ha diritto alla Naspi, è utile capire a quali categorie di lavoratori spetta questa indennità. Secondo la normativa vigente, possono presentare domanda per ottenere la Naspi per la disoccupazione le seguenti categorie di lavoratori che perdono involontariamente il lavoro:

  • Lavoratori dipendenti privati assunti sia con contratto a tempo determinato che con contratto a tempo indeterminato
  • Lavoratori assunti con contratto di apprendistato
  • Soci lavoratori di cooperative
  • Lavoratori del settore artistico con rapporto di lavoro subordinato
  • Lavoratori dipendenti a termine delle pubbliche amministrazioni

L'indennità di disoccupazione Naspi spetta nel 2025 nei casi di licenziamento, essendo considerata perdita involontaria del lavoro, e anche nei casi di licenziamento per giusta causa o per motivi disciplinari, poiché si tratta comunque di un provvedimento che prevede il recesso unilaterale dal contratto di lavoro.

La Naspi spetta, inoltre, nei seguenti casi:

  • Risoluzione consensuale del rapporto di lavoro dinanzi all'Ispettorato territoriale del lavoro, nell'ambito della procedura di conciliazione prevista dalla legge per licenziamento per motivi economici
  • Risoluzione consensuale del rapporto di lavoro a causa del rifiuto del dipendente di essere trasferito in una sede di lavoro ad oltre 50 km dalla propria residenza o raggiungibile in oltre 80 minuti con i mezzi pubblici

Chi non ha diritto alla Naspi nel 2025 in caso di licenziamento

Nonostante il licenziamento rappresenti generalmente una condizione che dà diritto alla Naspi, esistono specifiche categorie di lavoratori che, pur in caso di licenziamento, non possono beneficiare di questa indennità nel 2025. Queste categorie includono:

  • Dipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni: per questi lavoratori non è prevista l'indennità Naspi in quanto raramente vengono licenziati, a differenza dei lavoratori del settore privato
  • Lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno per lavoro stagionale: questa categoria ha un regime specifico che non prevede l'accesso alla Naspi
  • Lavoratori che percepiscono l'assegno ordinario di invalidità: non possono ricevere contemporaneamente entrambe le prestazioni, a meno che non rinuncino all'assegno di invalidità optando per la Naspi
  • Lavoratori che hanno raggiunto i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata: avendo diritto al trattamento pensionistico, non possono usufruire della Naspi
  • Operai agricoli sia a tempo determinato che a tempo indeterminato: per questi lavoratori è prevista una specifica indennità di disoccupazione agricola

Dall'inizio del 2025, con le nuove disposizioni introdotte dalla Legge di Bilancio, ci sono ulteriori casi in cui la Naspi potrebbe non essere riconosciuta:

  • Lavoratori che si sono dimessi volontariamente e nei successivi 12 mesi trovano un nuovo lavoro dal quale vengono licenziati, ma non hanno maturato almeno 13 settimane di contribuzione nel nuovo impiego
  • Lavoratori considerati dimissionari per assenza ingiustificata prolungata (oltre 15 giorni o il termine previsto dal CCNL) secondo le nuove regole sulle "dimissioni per fatti concludenti" introdotte dal Collegato Lavoro 2025

Indennità alternative alla Naspi nel 2025

Nei casi in cui la Naspi non è prevista anche in caso di licenziamento, non sempre esistono altre indennità sostitutive. Tuttavia, per alcune categorie di lavoratori sono disponibili forme alternative di sostegno al reddito.

Disoccupazione agricola

Gli operai agricoli, invece della Naspi, hanno diritto a una specifica indennità di disoccupazione agricola, che può essere richiesta da:

  • Operai agricoli a tempo determinato (braccianti agricoli): possono essere assunti per almeno 100 o 151 giornate lavorative annuali, con obbligo di stipulare un contratto scritto, o per periodi inferiori, senza l'obbligo di contratto scritto
  • Piccoli coloni
  • Piccoli coltivatori diretti che integrano le 51 giornale lavorative annue con versamenti volontari
  • Compartecipanti familiari
  • Operai agricoli a tempo indeterminato che lavorano solo per una parte dell'anno e risultano disoccupati nella restante parte

Per avere diritto alla disoccupazione agricola è necessario soddisfare i seguenti requisiti:

  • Essere iscritto negli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli
  • Aver maturato almeno due anni di anzianità nell'assicurazione contro la disoccupazione involontaria

Assenza di indennità sostitutive per i dipendenti pubblici

Per i dipendenti pubblici assunti con contratto a tempo indeterminato, la Naspi non è sostituita da altre forme di indennità. Il motivo principale è che, a differenza dei dipendenti del settore privato, i dipendenti pubblici delle amministrazioni statali difficilmente vengono licenziati, rendendo meno necessarie tutele specifiche per il licenziamento di questi lavoratori.

Inoltre, è altrettanto improbabile che il dipendente pubblico venga licenziato per fallimento, cessazione o chiusura dell'ente pubblico, come invece può accadere nel settore privato. Questa stabilità lavorativa spiega perché non sia prevista alcuna tutela contro la disoccupazione specifica per i dipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni.

Le novità della Naspi nel 2025

Il 2025 ha portato significative modifiche alla normativa sulla Naspi, soprattutto per quanto riguarda i requisiti di accesso e le condizioni che ne determinano il diritto. Ecco le principali novità:

Nuovi requisiti contributivi post-dimissioni

A partire dal 1° gennaio 2025, i lavoratori che si dimettono volontariamente (o risolvono consensualmente un contratto a tempo indeterminato) e nei successivi 12 mesi perdono involontariamente un nuovo lavoro (per licenziamento o scadenza naturale del contratto), potranno accedere alla Naspi solo se avranno maturato almeno 13 settimane di contribuzione presso il nuovo datore di lavoro.

Questa modifica mira a contrastare possibili comportamenti opportunistici, ma potrebbe penalizzare i lavoratori con contratti brevi o discontinui che si trovano a cambiare frequentemente occupazione.

Dimissioni per fatti concludenti

Un'altra significativa novità introdotta dal Collegato Lavoro 2025 riguarda le cosiddette "dimissioni per fatti concludenti". In base a questa nuova disciplina, l'assenza ingiustificata dal lavoro per un periodo superiore a 15 giorni (o al termine stabilito dal CCNL applicabile) può essere considerata come dimissione volontaria.

In questi casi, il datore di lavoro può avviare una procedura presso l'Ispettorato territoriale del Lavoro che, se confermata, comporta la cessazione del rapporto di lavoro per volontà del lavoratore. Questa tipologia di cessazione non dà diritto alla Naspi, essendo equiparata alle dimissioni volontarie.

Il lavoratore può opporsi solo dimostrando che l'assenza era dovuta a cause di forza maggiore o a fatti imputabili al datore di lavoro.

Importi e durata della Naspi nel 2025

Per comprendere appieno il valore di questa indennità per chi ne ha diritto, è importante conoscere gli importi e la durata della Naspi nel 2025:

  • L'importo dell'indennità è pari al 75% della retribuzione media mensile imponibile ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni, se questa è inferiore a 1.436,61 euro (valore 2025)
  • Se la retribuzione media è superiore a tale soglia, l'importo è pari al 75% di 1.436,61 euro più il 25% della differenza tra la retribuzione media mensile e questo importo
  • Il limite massimo mensile della Naspi per il 2025 è di 1.562,82 euro
  • L'importo si riduce del 3% ogni mese a partire dal sesto mese di fruizione (dall'ottavo mese per chi ha compiuto 55 anni alla data di presentazione della domanda)

La durata della Naspi è pari alla metà delle settimane contributive presenti negli ultimi quattro anni, con un massimo di 24 mesi. I periodi di fruizione dell'indennità sono coperti da contribuzione figurativa, utile ai fini pensionistici.

Casi particolari di accesso alla Naspi nel 2025

Esistono alcune situazioni specifiche che meritano un'attenzione particolare rispetto all'accesso alla Naspi:

Dimissioni per giusta causa

Le dimissioni per giusta causa danno diritto alla Naspi, ma è necessario allegare alla domanda un'autocertificazione in cui si dichiara la volontà di difendersi in giudizio dai comportamenti scorretti del datore di lavoro, includendo documenti a sostegno (esposti, denunce, sentenze, ricorsi). Se la giusta causa non viene confermata in sede giudiziale, l'INPS potrebbe richiedere la restituzione delle somme erogate.

Dimissioni durante il periodo di maternità o paternità

Nel 2025, le lavoratrici madri possono dimettersi e ottenere la Naspi da 300 giorni prima della data presunta del parto fino al primo anno di vita del bambino. Anche i padri possono farlo durante il congedo di paternità obbligatorio o alternativo e fino al primo anno di età del figlio, se hanno usufruito del congedo obbligatorio di 10 giorni o del congedo in sostituzione della madre.

In questi casi, è necessario formalizzare le dimissioni presso l'Ispettorato Territoriale del Lavoro per avere diritto alla Naspi; le dimissioni telematiche ordinarie non sono valide per ricevere l'indennità di disoccupazione.

Liquidazione giudiziale e Naspi

Un altro caso particolare riguarda le dimissioni presentate durante una procedura di liquidazione giudiziale (simile al fallimento) dell'azienda. In base alla normativa attuale, queste dimissioni sono considerate "per giusta causa" e danno diritto alla Naspi.

Se il curatore non prende una decisione entro quattro mesi dall'avvio della liquidazione, il rapporto di lavoro viene considerato risolto, mantenendo il diritto alla Naspi se si rispettano anche gli altri requisiti.