Come dichiarare pagamenti ricevuti dopo chiusura partita iva. Istruzioni Agenzia Entrate ufficiali

I contribuenti con regime agevolato possono far concorrere alla determinazione del reddito anche ricavi ancora da incassare al momento della chiusura della partita Iva.

Come dichiarare pagamenti ricevuti dopo

Partita Iva chiusa, come dichiarare pagamenti ricevuti?

L'Agenzia delle entrate è stata chiamata a pronunciarsi in seguito alla richiesta di un contribuente on più titolare di partita Iva a cui erano stati liquidati alcuni crediti relativi a servizio effettuato solamente dopo la cessazione dell'attività. Secondo le Entrate, il contribuente può indicare questi importi in dichiarazione come redditi diversi anziché come redditi da lavoro autonomo.

Ci ha pensato l'Agenzia delle entrate con una importante circolare 2020-2021 a fare chiarezza su come gestire dal punto di vista fiscale i pagamenti ricevuti dopo la chiusura della partita Iva.

Allo strumento della partita Iva ricorrono i lavoratori autonomi, come liberi professionisti e consulenti, ma anche agenti di commercio o cooperatori, ad esempio, che offrono un servizio o un prodotto dietro corrispettivo e senza alcun vincolo di subordinazione nei confronti del committente.

Proprio la non subordinazione è uno degli elementi centrali poiché il lavoratore può muoversi con la massima libertà in relazione a tempi e modi di azione. Il riferimento alla partita Iva indica il regime fiscale cui fa riferimento questa tipologia contrattuale. Anche se poi non è sempre così poiché l'Iva viene riscossa e successiva versata nel caso di adesione al regime ordinario e non a quello forfettario.

In questo secondo caso il lavoratore è soggetto a un'aliquota fiscale unica agevolata, pari al 15%, in cambio dell'accettazione di una serie di limiti.

Pensiamo al tetto annuale di ricavi e compensi di 65.000 euro oppure al divieto di detrarre le spese per l'esercizio della propria attività. Al contrario, con il regime ordinario non ci sono tetti da rispettare e allo stesso tempo è possibile recuperare una parte dei costi. Tuttavia la tassazione, organizzata a scaglioni, è più alta.

La retribuzione del lavoratore autonomo viene liberamente stabilita dopo una contrattazione con il committente, a meno che la legge preveda di rispettare dei parametri. Il caso tipo è quello delle attività professionali, per cui è prevista l'iscrizione in albi o registri, per cui si far riferimento a tabelle specifiche. Vediamo insieme come gestire la situazione dei redditi non dichiarati ed esattamente:

  • Partita Iva chiusa, come dichiarare pagamenti ricevuti
  • Chi non può accedere al regime agevolato delle partite Iva

Partita Iva chiusa, come dichiarare pagamenti ricevuti

L'Agenzia delle entrate è stata chiamata a pronunciarsi in seguito alla richiesta di un contribuente residente all'estero non più titolare di partita Iva, in regime dei minimi. Solo dopo la dismissione gli erano stati liquidati alcuni crediti relativi a servizio effettuato per il quale aveva emesso fattura elettronica.

Questi importi erano stati pagati solamente dopo la cessazione dell'attività e certificati nella CU rilasciata dal committente come redditi di lavoro autonomo. Da qui l'inevitabile domanda, considerando l'impossibilità per il contribuente di inserire la somma ricevuta nel quadro LM del modello Redditi Persone fisiche ovvero quello che i titolare di partita Iva sono tenuti a compilare.

Ebbene, secondo le Entrate, i contribuenti con regime agevolato possono far concorrere alla determinazione del reddito anche ricavi ancora da incassare al momento della chiusura della partita Iva, imputando all'ultimo anno di attività anche le operazioni rimaste in sospeso.

Una più datata circolare della stessa Agenzia delle entrate aveva testualmente precisato che in un'ottica di semplificazione che tiene conto delle dimensioni dell'impresa e, in particolare, dall'esiguità delle operazioni economiche che ne caratterizzano l'attività, si ritiene che è rimessa alla scelta del contribuente la possibilità di determinare il reddito relativo all'ultimo anno di attività tenendo conto anche delle operazioni che non hanno avuto in quell'anno manifestazione finanziaria.

In termini pratici, il contribuente può indicare questi importi in dichiarazione come redditi diversi anziché come redditi da lavoro autonomo.

Chi non può accedere al regime agevolato delle partite Iva

I chiarimenti dell'Agenzia delle entrate si riferiscono al regime agevolato, in cui vige il principio di cassa. Si tratta dello stesso regime precluso alle persone fisiche che si avvalgono di regimi speciali ai fini Iva o di regimi forfettari di determinazione del reddito.

Ma anche alle le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d'imposta.

Stessa cosa per gli esercenti attività d'impresa, arti o professioni che partecipano contemporaneamente a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il